Riciclaggio, Petrucci oggi davanti al gip
Primo interrogatorio per il presidente dell’Ilvamaddalena finito in manette. Ieri è stato trasferito nel carcere di Rebibbia
LA MADDALENA. Il presidente dell’Ilvamaddalena, l’avvocato Alessandro Petrucci, dovrebbe essere interrogato nelle prossime ore dal gip del tribunale di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul Clan Cordaro. Il professionista , finito in manette all’alba di avantieri in quanto partecipe all’associazione per delunquere «quale soggetto incaricato di fornire un contributo stabile mediante il reimpiego dei proventi del traffico di stupefacenti in attività economiche (Art.74 comma II), attende d’essere sentito dal magistrato per poter spiegare la propria posizione.
Il professionista, titolare di uno studio legale a Roma ma anche presidente della squadra di calcio di La Maddalena nonchè gestore di due attività commerciali, il bar pizzeria Mafalda e il ristorante Garden, entrambi nel centro storico, da due anni si era trasferito stabilmente nell’isola. Sotto la guida di Alessandro Petrucci l'Ilvamaddalena è stata promossa, alla fine dell'ultima stagione, nel campionato di Eccellenza. Perplessità e grande meraviglia ha destato quindi il suo arresto, eseguito dagli uomini della squadra mobile di Sassari che, all’alba di ieri, lo hanno raggiunto nella sua abitazione per poi accompagnarlo, in attesa del trasferimento nella capitale, al carcere di Nuchis, dov’è rimasto giusto il tempo per il disbrigo della pratiche di accoglienza nell’istituto penitenziario. Stando alle indagini portate avanti dalla squadra mobile romana, coordinata dallo Sco e dalla procura della Repubblica della capitale, il clan Cordaro, un sodalizio criminale che aveva la propria base operativa nel quartiere di Tro Bella monaca, alla periferia est della città, avrebbe investito parte dei capitali ottenuti dallo spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina e hascisc) reinvestendoli nell’isola in attività pulite, quali la squadra di calcio, rilevata due anni fa da un imprenditore locale, e i due locali di ristorazione. Le indagini della mobile romana, alla quale hanno preso parte anche gli uomini della squadra mobilie della questura di Sassari avrebbero accertato, attraverso una lunga serie di intercettazioni telefoniche ed ambientali che il clan Cordaro avrebbe affidato al legale, che fungeva da insospettabile “colletto bianco”, 70 mila euro in contanti oltre ad una quota mensile di circa 12 mila euro. Il clan Cordaro, una associazione criminale a conduzione familiare che spacciava droga ad est di Roma, è anche accusato di detenzione di armi, tre omicidi e alcuni tentati omicidi. La base operativa era una villa controllata 24 ore si ventiquattro da uomini armati e sorvegliata da telecamere a circuito chiuso. Nella villa di Tor Bella Monaca venivano nascosti i rifornimenti di stupefacenti che arrivavano dal medio oriente e sud america.
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