In aumento i furti: nei vivai di cozze scatta l’emergenza
L’assessore regionale Maninchedda lancia l’allarme: «Rubare i mitili vuol dire distruggere imprese e lavoro»
OLBIA. Si muovono in barca, negli angoli più nascosti del golfo, di notte e ora anche di giorno. Attaccano i filari e portano via quintali di cozze. È un fenomeno preoccupante. Gli addetti ai lavori assicurano che in neanche due mesi sono stati rubati centinaia di quintali di mitili. Un danno enorme per le imprese che lavorano nell'importantissimo settore della mitilicoltura. Ma i continui furti preoccupano anche per un altro motivo. In gioco, infatti, c'è la salute pubblica. E questo perché i mitili rubati, non puliti negli stabulari, con tutta probabilità finiscono in una rete di vendita clandestina, per poi raggiungere direttamente le cucine di casa o dei ristoranti. Della questione si è occupato anche Paolo Maninchedda, assessore regionale ai Lavori pubblici, che ha scritto un articolo sul proprio blog: «Rubare le cozze vuol dire distruggere imprese e lavoro. Gli olbiesi vogliono un fiordo morto, frequentato solo da navi da crociera? Vogliono lasciare tutto il mercato a Oristano e Tortolì? Lo facciano, anzi, diciamo pure che lo stanno facendo, perché saccheggiare la ricchezza duramente prodotta dagli altri significa uccidere l'impresa e le imprese». Maninchedda mette l'accento anche sui danni che la stessa burocrazia regionale sta creando al sistema della mitilicoltura a Olbia. Il neonato Consorzio dei molluschicoltori deve infatti superare l'ultima fase in cui l'assessorato l'Ambiente chiede di dimostrare che il piano di investimenti non genera alcun impatto ambientale. Il Consorzio ha presentato tutti i documenti necessari. E solo dopo il via libera da parte del Savi si potrà procedere con il piano, che prevede anche l'assunzione di quasi 200 persone. (d.b.)
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