Lesioni gravi durante il parto: una condanna e due assoluzioni
Prosciolte con formula ampia le ginecologhe che avevano seguito le fasi del lungo travaglio Nuova inchiesta della Procura per la falsificazione postuma della cartella clinica del neonato
TEMPIO. Una condanna, due assoluzioni e gli atti processuali spediti alla procura della Repubblica perchè apra una nuova inchiesta. Questa la decisione del giudice unico Marco Contu nel processo per lesioni gravi ad un neonato provocate durante un travagliato parto avvenuto nel gennaio del 2009. Reati contestati a due ginecologhe della Asl di Olbia – Cristina Nocco, Nadia Rosas , mandate assolte con formula ampia – e Stefania Falconi, l’ostetrica che assisteva la partoriente al momento del travaglio. L’ostetrica è stata condannata a 4 mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena. Al termine del processo di primo grado il magistrato, rimandando al giudice civile la quantificazione dei danni morali, biologici, psicologici e fisici subìti dal piccolo (il quale è ancora sotto cura presso diversi specialisti internazionali) e dai suoi familiari, ha rimandato il fascicolo processuale in Procura per l’avvio di una indagine tendente ad accertare chi abbia manomesso la cartella clinica del nascituro sulla quale, a parto concluso, vennero apposte delle macroscopiche correzioni, falsi evidenziate dalla difesa delle due ginecologhe, gli avvocati Antonello Desini e Alessandra Nocco che assistono le sanitarie mandate assolte. I legali hanno sollevato, nel corso dell’ultima udienza, più di una perplessità sul documento che attesta quanto è stato fatto durante le quattro ore di travaglio in cui la puerpera e il nascituro vennero seguite da una squadra di sanitari e paramedici. Il bimbo nacque per parto cesareo dopo che le vie naturali si erano rivelate non praticabili, tanto che il nascituto aveva riportato una sofferenza neurologica dovuta ad ipossia prenatale. Una patologia che ha portato il bimbo a soffrire per lungo tempo di convulsioni e disturbi al linguaggio e alla mobilità. L’avvocato di parte civile, Nazarena Tilocca, ha sottolineato come sia stato importante, per le persone offese, il riconoscimento in fase penale di una responsabilità da parte della Asl «perché è stato provato, oltre ogni dubbio, il nesso di casualità causate dalle lesioni che hanno provocato l’ipossia al bimbo». Nella fase dibattimentale il legale di parte civile aveva avanzato una richiesta di risarcimento milionario nell’interesse dei suoi assistiti, ovvero il bimbo che aveva riportato le lesioni al momento della nascita e i suoi genitori. Il pubblico ministero Maria Antonietta Bacciu aveva sollecitato la condanna delle due ginecologhe, chiedendo per loro un anno e due mesi di reclusione, stessa pena che era stata richiesta per l’ostetrica Stefania Falconi. L’avvocato Antonello Desini e la collega Alessandra Nocco hanno più volte evidenziato, durante il dibattimento, come l’operato delle loro assistite fosse stato ineccepibile nelle fasi del parto alle quali avevano presenziato. L’inchiesta sul caso di malasanità prosegue.
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