La Nuova Sardegna

Olbia

Un donna al vertice per il rilancio del Psd’Az

di Giampaolo Meloni
Un donna al vertice per il rilancio del Psd’Az

La svolta dopo il crollo elettorale: alla guida del partito ora c’è Lidia Fancello I due circoli cittadini sono stati unificati nella sezione Senatore Luigi Oggiano

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OLBIA. Il Psd’Az non è più un partito diviso. Le due sezioni cittadine hanno celebrato l’unificazione e avviato un processo di rinnovamento con l’elezione di una nuova segretaria, Lidia Fancello. Tutti d’accordo, tranne un astenuto. Tra le tre donne del dittivo è anche Sarah Golme, già rappresentante dell’Ados, associazione donne sardiste un anno fa per iniziativa della militante sassarese Carla Puligheddu.

La decisione, presente il vice segretario nazionale Quirico Sanna, è stata presa nella tarda serata di lunedì dall’assemblea degli iscritti, un’ottantina, riuniti dai due segretari uscenti, Stefano Fancello della sezione storica Senatore Luigi Oggiano e Flavio Cabitza della Terranoa, entrambi dimissionari. La nuova sezione mantiene il nome “Senatore Luigi Oggiano”, giurista di Siniscola.

Fancello aveva già lasciato alla vigilia delle ultime elezioni amministrative «per lasciare spazio al rinnovamento». Al voto di giugno il Psd’Az non ha ottenuto risultati importanti. Partner del polo nazionalitario riunito intorno alla candidatura a sindaco di Marco Balata, il partito dei Quattromori ha avuto 225 voti, all’incirca un quarto del risultato ben più significativo del 2011, quando ne ottenne 810, con 255 preferenze per Stefano Fancello, di gran lunga il più votato del partito. «Il risultato stavolta non è stato certo soddisfacente – spiega Fancello –, abbiamo provato a unire le forze identitarie, ma Olbia è una città difficile, è soprattutto la città più italiana della Sardegna, non molto sensibile al messaggio politico nazionalitario». Qualche ragione del risultato debole va forse attribuita anche alla divisione interna del partito, secondo Fancello. Condivide Flavio Cabitza: «Il partito ha perso tanto. Prendiamo atto di quel che è stato e ora proviamo a lavorare tutti insieme, consideriamo questo l’obiettivo unico e primario. È un atto dovuto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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