Olbia, famiglia prigioniera della quattro corsie
I lavori del lotto 9 sono fermi da oltre un anno, ma intorno alle case il cantiere è rimasto aperto tra rifiuti e sterpaglie
OLBIA. Vivono come prigionieri. Segregati dietro transenne di acciaio e sterpaglie abbrustolite dal sole. Sono vittime del cantiere del lotto 9 della quattro corsie Olbia-Sassari. I lavori sono fermi da oltre un anno e attorno alla loro casa tutto è rimasto come allora. Barriere malandate, cumuli di pietre, sporcizia dappertutto. Non sanno neanche dove finisca il loro giardino. «Ma ditemi voi se dobbiamo vivere in queste condizioni. Ormai ci vergogniamo anche a invitare i nostri amici a casa» confessano amareggiati Pierre Canu e Giovannina Deiana, marito e moglie. La situazione ormai è diventata insostenibile. E questo da quando i lavori del lotto 9, alle porte della città, si sono bloccati per alcuni problemi economici dell'impresa. Pochi giorni fa la Regione ha annunciato che l'Anas ha completato l'iter burocratico per il riavvio dei lavori. Ma per ora è ancora tutto fermo.
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Casa fantasma. La casa della famiglia Canu si trova in zona Colcò, a pochi metri dall'istituto agrario, ai piedi della rampa che un giorno collegherà la quattro corsie con l'aeroporto Costa Smeralda. «Ci hanno espropriato 500 metri quadri di terreno - racconta Giovannina Deiana -. Ovviamente nulla in contrario, però subito sono cominciati i problemi. Il nostro cancello una volta si affacciava in via Loiri, quindi abbiamo dovuto spostare l'ingresso dalla parte opposta del giardino. E tutto questo da soli». Per arrivare a casa ora sono costretti a passare dalla zona delle concessionarie di auto. «Ma soprattutto dobbiamo attraversare un terreno privato che non è stato espropriato - continua Giovannina Deiana -. Per fortuna è il terreno di mia zia, per lei non ci sono problemi se ci passiamo con l'auto. Ma se fosse stato di qualcun altro noi non saremmo potuti entrare in casa». Non mancano i contorni tragicomici: «Non sappiamo neanche quale sia esattamente il nostro indirizzo. Forse abitiamo in ex via Loiri».
Il cantiere in giardino. Per comprendere l'esasperazione di Giovannina Deiana e Pierre Canu basta fare due passi nel retro della casa. Qui il giardino e il cantiere della quattro corsie sono separati da alcune transenne di acciaio, ormai semicapovolte. Dall'altra parte, nel cantiere abbandonato, le sterpaglie sfiorano i tre metri di altezza. «Basta una sigaretta o un pezzo di vetro per scatenare un incendio. Noi abbiamo paura» dice Pierre Canu. «Le transenne dovevano essere provvisorie, invece è tutto fermo - aggiunge la moglie -. Poi i contatori dell'acqua e della luce sono laggiù, in mezzo alle sterpaglie. Li hanno lasciati lì. Ho anche chiamato Abbanoa, ma per un sopralluogo si prendono 110 euro. Non è giusto». Al momento loro non possono fare nulla per rendere più dignitosa la propria casa. «Finché non ci danno il frazionamento non possiamo nemmeno costruire il muro di recinzione, visto che non sappiamo neanche dove finisce il nostro giardino e quale sarà l'ingresso definitivo».
La goccia. Pierre Canu e Giovannina Deiana si sono rivolti un po' a tutti: all'Anas, all'impresa, da poco hanno chiamato i vigili. Qualche notte fa la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza. Il forte vento di maestrale ha infatti capovolto una transenna. «È caduta sul paraurti del mio camioncino - racconta Pierre Canu -. E ora chi paga i danni? Noi di certo non possiamo continuare a vivere in queste condizioni».
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