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Marino, aggese d’adozione e globetrotter

Marino, aggese d’adozione e globetrotter

AGGIUS. Ha fatto ritorno a casa dopo un viaggio durato due mesi che gli ha fatto ripercorrere la via che 500 anni fa, alla bella età di 64 anni, portò Leonardo in Francia, ad Amboise, dove è sepolto...

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AGGIUS. Ha fatto ritorno a casa dopo un viaggio durato due mesi che gli ha fatto ripercorrere la via che 500 anni fa, alla bella età di 64 anni, portò Leonardo in Francia, ad Amboise, dove è sepolto e dove giunse con alcuni dei suoi “tesori”. Bergamasco, 43 anni, trapiantato da diversi anni ad Aggius, dove ha messo su una piccola struttura ricettiva di qualità, Marino Curnis, scrittore e provetto escursionista, è uno che di viaggi se ne intende. Uno che trasforma un itinerario in un’impresa, come quando decise di raggiungere, ovviamente a piedi e con una tabella di marcia di non meno di 30 km giornalieri, l’Iran, l’antica Persia di indomabili sognatori.

Si muove per il mondo con il classico kit del globetrotter, minimalista quanto basta per fare il massimo carico di esperienze ed emozioni. Grande è stata la risonanza dell’ultima impresa leonardesca. Grazie alla rete, ha potuto aggiornare tutti con il classico diario in cui ha annotato la bellezza delle tante località attraversate e visitate con lo sguardo del pellegrino (l’abbazia di Badia, la casa di Leonardo nella Vinci che gli diede i natali, l’Ambrosiana, il Cenacolo, Susa). Tante le conferenze tenute durante il percorso, nelle quali Curnis ha spiegato le ragioni che lo spingono a mettersi in marcia per il mondo: la responsabilità del cambiamento, la lentezza ristoratrice e il viaggio come esercizio di consapevolezza e atto di conoscenza. È spuntata fuori anche qualche osservazione meno positiva perché, rispetto ai primi viaggi, i tempi e le persone non sono più gli stessi, e diventa difficile capire se siano stati i tempi nuovi e difficili a condizionare la gente che s’incontra per le strade del mondo o se questa abbia troppo passivamente subito quei cambiamenti.

«Negli occhi degli italiani – ha scritto Curnis nel suo giornalino di bordo – ho letto spesso paura e diffidenza. “Con quello che si sente in giro!”, mi hanno detto. Ma nessuno mi ha mai detto: “Con quello che ho visto in giro!”. È una sottigliezza di linguaggio, ma nasconde l’origine di questa eccessiva paura che potrebbe essere imputabile al tipo di comunicazione mediatica che subiamo». (g.pu.)

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