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Olbia

Datome “battezza” l’Olbia davanti ai tifosi entusiasti

di Guido Piga
Datome “battezza” l’Olbia davanti ai tifosi entusiasti

Tanto pubblico in piazza Regina Margherita per la presentazione della squadra Il cestista e il presidente Marino svelano la rosa e la nuova maglia per la serie C

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OLBIA. Prima della festa, un tifoso gli aveva chiesto. “Preside’, ci compri un bel centravanti!”. Alessandro Marino aveva preso nota. E quando sul palco allestito in piazza Regina Margherita, cuore di Olbia, per presentare la squadra che farà la serie C unica 38 anni dopo l’ultima volta, il presidente tira fuori la battuta: “Mi hanno chiesto un centravanti. Eccolo”. E indica il “padrino” della nuova Olbia e della nuova maglia bianca: uno altissimo, uno che le palle in area le prenderebbe tutte: Gigi Datome.

È lui, il cestista capitano della nazionale di basket, l’unico sardo ad avere giocato nella Nba americana, che battezza la squadra della sua città tornata a sognare, dopo anni passati nei dilettanti. L’ha voluto Marino, sul palco, «perché lui è conosciuto non solo in Sardegna e in Italia, ma nel mondo». Ed è l’unica concessione alla retorica del nuovo presidente dell’Olbia, uno che non è un presidentissimo alla Anconetani o alla Rozzi. Non fa proclami, non dice frasi a effetto, promette solo impegno e serietà. Sembra anche un po’ timido, ma forse pesa il suo essere abruzzese (l’accento c’è): e dunque, molta concretezza, valori ancorati alla terra d’Abruzzo che ancora è genuina. O forse è anche il suo essere docente universitario di discipline economiche: un passo alla volta. L’Olbia ha fatto tanto, dopotutto. «Abbiamo formato la squadra per la serie C prima ancora che avessimo la certezza del ripescaggio, siamo forse stati un po’ incoscienti, ma ora ci muoveremo convinti che abbiamo già un’ottima rosa».

E il pubblico apprezza. Pubblico numeroso, arrivato dalle 20 in piazza Regina Margherita per sentire anche i veterani dell’Olbia della serie C anni ’60 e ’70, da Piero Giagnoni e Renato Caocci a Franco “Pelè” Marongiu. Parlano, con umiltà, di quegli anni, quando la piccola Olbia, in crescita impetuosa sulle ali della Costa Smeralda, affrontava squadroni che da lì apoco sarebbero finiti in serie A: Parma, Livorno, Ascoli, Siena...

Un bel momento, scandito dai cori degli ultrà dell’Olbia, felici, scherzosi, con qualche sfottò immancabile ai cugini della Torres e sane risate quando sul palco arriva “Patatina”, storico tifoso, che la mette così: “Siamo felici per il Cagliari in serie A, siamo amici del Cagliari, siamo felicissimi per la nostra Olbia, ma noi tifiamo Juve...”.

Marino osserva divertito. Applaude anche lui, quando arrivano i giocatori. Per ultimo Andrea Cossu, cagliaritano, uno che nel calcio che conta, dal Cagliari alla Nazionale, è arrivato partendo proprio dall’Olbia, quando aveva 17 anni.

Poche parole, perché lui non ama molto parlare in pubblico: preferisce i fatti, sul campo. E sembra essere questa, l’umiltà, unita anche a anche un po’ di timidezza, la cifra dell’Olbia: ragazzi seri, sereni, consapevoli che la serie C sarà un impegno tosto, con squadre forti come Alessandria, Cremonese, Livorno, e nobili decadute come il Siena.

Piace, però, questo atteggiamento. I tifosi gradiscono, applaudono, incoraggiano. Anche mister Michele Mignani è un po’ così. Quando lo presentano come uno che ha vinto lo scudetto con la Samp, agita la mano, come dire, “ho fatto solo una presenza...”. Assicura impegno, lavoro, voglia di imparare per tenere la categoria, quella serie C che a Olbia, ormai, non è più né un ricordo né un sogno: è realtà, è una ventata di ottimismo per una città che non molla mai, e che guarda sempre al futuro con fiducia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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