Olbia, Iervolino: «La Clea rovinata dall’Asl 3»
La lavanderia industriale è in liquidazione dopo aver perso il lodo arbitrale con l’azienda nuorese. A rischio 120 dipendenti
OLBIA. Un colpo che rischia di mandarla ko. Sono 4 i milioni di euro che la Clea, la lavanderia industriale della famiglia Iervolino, deve pagare alla Asl di Nuoro con cui lavora dal 1999. L’impresa ha perso il lodo arbitrale con l’azienda sanitaria numero 3 e ora è in liquidazione. La vendita della Demi di Cagliari, a giugno dello scorso anno, non è bastata per ripianare i debiti. A rischio un pezzo di storia imprenditoriale del nord Sardegna e 120 posti di lavoro.
Storica azienda. Gianni Iervolino racconta la difficile situazione della sua azienda. L’ex Biancasarda comprata dall'Aga Khan per 200 milioni di lire negli anni diventa un colosso del lavaggio industriale. Resort, navi ma soprattutto ospedali. «Sono stato il primo in Europa a inventare il noleggio della biancheria e la Asl di Nuoro è stata la prima in Italia a sperimentarla nelle strutture sanitarie – spiega Iervolino –. Il nostro rapporto di lavoro, proficuo e onesto, è durato ininterrottamente dal 1999 fino al 2010».
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:olbia:cronaca:1.13927466:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/olbia/cronaca/2016/08/06/news/clea-in-liquidazione-a-rischio-120-posti-1.13927466]]
Lungo appalto. Dopo 11 anni, nel 2010, per la prima volta la Asl chiede alla Clea una nota di credito per 162mila euro. Il contratto prevedeva ogni sei mesi una verifica sulle fatture emesse e pagate in base al numero di degenze. «Richiesta corretta – afferma Iervolino –. Con raccomandata rispondiamo alla Asl che però, in assenza di dati certi su degenze e personale, richiesti ma mai trasmessi, era stato impossibile la fatturazione della rivalutazione dei prezzi in base all’Istat, come stabilito sul contratto». La Clea quantifica l’adeguamento in 2milioni e 100mila euro. «Seguono nuovi conteggi sui 10 anni di collaborazione. Gli avvocati della Asl consigliano di chiudere la transazione con la Clea e dopo un anno con il calcolatore in mano viene fissato in 920mila euro la quota da liquidare alla Clea. Nel maggio del 2011 una delibera della Asl autorizza il pagamento della fattura.
Ma un mese dopo il nuovo direttore amministrativo alla Asl di Nuoro. Mario Altana, annulla la delibera che autorizzava il pagamento di 900mila euro in favore della Clea. «Dopo numerose sollecitazioni da parte nostra, quattro anni facendo conteggi e ritardi nel pagamento dei servizi mi sono rivolto al prefetto – aggiunge Iervolino – per giustificare l'interruzione del servizio per mancanza di fondi. Mi viene quindi proposto il lodo arbitrale. La procedura mi viene presentata come rapida ed economica. Con una spesa tra i 25 e i 30 mila euro avremmo risolto i problemi. Ma durante l’arbitrato la documentazione, le fatture per i lavori eseguiti, i pareri dei legali che consigliavano la chiusura della transazione con Clea, non sono stati mai consegnati dalla Asl di Nuoro al Consulente tecnico d'ufficio. Sulla base invece di dati presunti e ricavati da fogli anonimi l’importo messo a debito della Clea è di oltre 4 milioni di euro. L'importo prevede anche il pagamento dei 2 terzi del Ctu per 400mila euro, due terzi dei 180mila euro degli arbitri».
Baratro Clea. Nel gennaio 2015, dopo l’esito del lodo arbitrale, le banche azzerano i fidi alla Clea. «Ho dovuto vendere la Demi al concorrente Nivea per fare cassa. Ma almeno ho salvato il posto di lavoro di 150 dipendenti. Ora la sentenza del lodo non permette alla Clea di partecipare alle nuove gare. Iscrivendo in bilancio il debito di 4 milioni di euro per legge l’azienda è in liquidazione».
Il futuro. La Clea pensa di mettere in mobilità 120 dipendenti per non affondare. Posizione che i sindacati non intendono nemmeno discutere. E affidano alla politica regionale, anche in vista della Asl unica, un ruolo d primo piano per salvare la Clea.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
