Il traguardo del marchio di qualità è più vicino
OLBIA. Alle cozze di Olbia mancano ancora due cose per fare il definitivo salto di qualità: l'aumento della produzione (oggi attestata su circa 35mila quintali venduti ogni anno) e il marchio Igp...
OLBIA. Alle cozze di Olbia mancano ancora due cose per fare il definitivo salto di qualità: l'aumento della produzione (oggi attestata su circa 35mila quintali venduti ogni anno) e il marchio Igp (indicazione geografica protetta), sinora rimasto chiuso nell’armadio dei sogni. Proprio su questo fronte sta lavorando a tappe forzate il Consorzio dei molluschicoltori di Olbia costituito nel 2014. La meta ormai è vicina, un anno al massimo poi l’oro nero di Olbia avrà una dimensione di mercato coerente con la qualità indiscutibile del prodotto.
Il marchio Igp è sempre più vicino, dunque. Il Consorzio ha svolto tutte le procedure necessarie e gli adempimenti burocratici, passando per Autorità portuale, Agenzia delle dogane e Azienda sanitaria locale. Gli ultimi passaggi riguardano relazioni ambientali per convincere il servizio Savi che il progetto non genera impatto ambientale. Da ricordare che il marchio di qualità rilasciato dall’Unione europea, per le cozze di Olbia potrà essere appunto l’Igp e non il Dop (denominazione d'origine protetta), di un livello superiore al precedente. Questo perché una percentuale fisiologica e minima di cozze prodotte a Olbia deriva da novellame importato e messo in acqua nel golfo. Il marchio Igp sarebbe comunque fondamentale per avere visibilità e promuovere al meglio sul mercato il prodotto locale. Infine, in Italia il riconoscimento del marchio di qualità per i mitili è una rarità. Per ora, l'unica città in cui le cozze hanno il marchio rilasciato dall'Unione europea è Scardovari, in Veneto, con i suoi mitili Dop .
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