Emergenza idrica, il bacino del Liscia continua a svuotarsi

A fine giugno 50 milioni di metri cubi, adesso poco più di 30 L’allarme cresce e si riparla di sfruttare altre risorse

LURAS. Nel bacino del lago del Liscia ci sono poco più di 30 milioni di metri cubi d'acqua. Il lungo periodo di siccità e le scarse piogge invernali lasciano l'arsura e anche il lago gallurese boccheggia. Restrizioni, infatti, da mesi sono in atto nelle zone servite dal Liscia, una fetta di territorio che va da Santa Teresa Gallura fino alle porte di San Teodoro. E il livello dell'acqua è sceso. Nel periodo turistico la richiesta d'acqua aumenta: ad agosto, si consuma circa un milione di metri cubi di acqua ogni tre giorni. Basti pensare che a fine giugno il livello del lago, per la maggior parte nel Comune di Luras, era attorno ai 50 milioni di metri cubi d'acqua ed era già inferiore al 50 per cento della sua portata: la diga, infatti, è collaudata fino a contenere 106 milioni di metri cubi d'acqua. E, per questo motivo, sono scattate le prescrizioni. Circa 20 milioni di metri cubi d'acqua sono andati via in due mesi. Intanto, se si scenderà ancora e se non dovessero arrivare le piogge si rischia grosso. Un campanello d'allarme suonerebbe prepotente se si raggiungesse lasoglia di 20 milioni. Il problema consisterebbe nella pulizia e nella potabilizzazione dell'acqua che verrebbe erogata con costi altissimi. Attualmente, infatti. nell'impianto dell'Agnata, il costo mensile per la potabilizzazione si aggira attorno ai 60 mila euro mensili. Ciò significa che, neanche adesso, l'acqua è in condizioni ottimali; figuriamoci quando si raschierà il fondo di un bacino che fino 60 anni fa era un angolo di campagna con vigne, terreni coltivati, boschi e persino la chiesa campestre di San Nicola. Ora è tutto sommerso. E puntuale, dopo ogni periodo di siccità, torna l'idea di sfruttare altre risorse idriche o di crearle. Tempo fa, durante un consiglio comunale a Olbia alla presenza dell’assessore regionale agli Enti Locali, Cristiano Erriu, l'ex consigliere comunale Nicola Midulla sollevò il problema: “La Gallura e la Sardegna tutta devono dire grazie al Liscia perché ha permesso di coltivare il turismo e chi lavora in campagna - aveva detto l’esponente di Centro Democratico e dipendente Enas -- Se non basta una struttura idrica pensiamo a crearne altre. Ci sono progetti che la Regione conosce bene. Parlo del San Simone che potrebbe interconnettersi alla piana della diga di Torpè e soddisfare le esigenze agricole; lo sbarramento del Padrongianus: circa 80 milioni di metri cubi d'acqua».

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