Turismo, affitti in nero in Gallura: «Danni a tutti gli hotel»
Cgil contro l’abusivismo: «300 appartamenti affittabili, solo 83 sono alberghieri» Di Lorenzo: «Danno per i lavoratori, gli occupati sono scesi del 4% sul 2015»
OLBIA. Funziona come un batterio. L'abusivismo si insinua nelle camere da letto e trasforma gli appartamenti in piccoli ed economici hotel. È un fenomeno inarrestabile e preoccupante. Perché a farne le spese sono tutte quelle strutture ricettive, come alberghi e b&b, che invece sono in regola con il fisco. Ma non solo: il sommerso genera anche tanto lavoro nero, senza sicurezza, senza un minimo di garanzie. A lanciare l'allarme è Luisa Di Lorenzo, segretaria della Cgil Gallura. La sindacalista punta il dito contro il mercato degli affitti in nero, ormai una costola importante del turismo 2.0: «Nella sola città di Olbia, come dice il sito Airbnb, per la prima settimana di settembre sono presenti 300 inserzioni, cioè 300 appartamenti affittabili. Ma il dato allarmante è che a Olbia sono censite come strutture extra alberghiere solo 83 appartamenti». Presto, comunque, in Regione si comincerà a discutere di una legge per frenare l'abusivismo.
Mondi sommersi. La segretaria della Cgil ha studiato bene la situazione: «Il sommerso nel turismo ha raggiunto livelli elevatissimi e inaccettabili. È un fenomeno in parte generato dalla diffusione della sharing economy e un esempio è costituto dal sito Airbnb». Luisa Di Lorenzo punta al cuore della questione. «Gli albergatori, ma anche gli affittacamere e i proprietari di b&b, sono in rivolta perché per poter svolgere il loro mestiere devono sottostare a una serie di regole e soprattutto devono pagare le tasse. Gli inserzionisti di Airbnb, invece, non hanno l'obbligo di rispettare queste regole perché non sono soggetti a nessun controllo - continua Luisa Di Lorenzo -. E i lavoratori entrano in pieno in questa dinamica, visto che qui si infilano sacche di lavoro grigio e di lavoro nero, senza regole né sicurezza».
Lavoro nero. Luisa De Lorenzo ha passato al setaccio Airbnb. «La stragrande maggioranza degli annunci, il 72 per cento dei casi, è riferita all'affitto dell'intera proprietà ed è pubblicata da inserzionisti che gestiscono più di un alloggio nel 57 per cento dei casi - continua la segretaria Cgil -. Quindi non siamo parlando di un inserzionista che affitta una camera della sua casa, ma di un qualcuno che fa business eludendo il fisco. Inoltre, per occuparsi della gestione di tutto gli appartamenti, si ha necessità di personale. Chi consegna le chiavi? Chi fa manutenzione e chi pulisce? A questi lavoratori chi garantisce la tutela della salute e della sicurezza? Quindi chiediamo che si stabiliscano delle regole precise per arginare concorrenza sleale e lavoro sommerso».
Il paradosso. Quest'anno il turismo, in tutta l'isola, è cresciuto del 10 per cento. «Hanno inciso il crollo delle mete concorrenti e il calo dei prezzi di traghetti e alberghi - aggiunge Luisa Di Lorenzo -. Sorprende molto quest'ultimo caso. Nelle strutture ricettive si tengono i prezzi bassi, nonostante l'aumento di alcuni costi fissi, proprio perché nel mercato sono presenti parecchie strutture abusive che generano vantaggi solo per i proprietari, che chiaramente eludono il fisco e utilizzano manodopera in nero e nel migliore dei casi ricorrono ai voucher. Dunque le strutture regolari preferiscono tenere bassi i prezzi e ridurre il costo del lavoro ricorrendo anche ai licenziamenti. Si è venuto quindi creare un paradosso: i posti letto ci sono ma sono i posti di lavoro a mancare. A fronte di un aumento degli arrivi si registra un calo degli occupati del 4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015».
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