La Nuova Sardegna

Olbia

Allarme siccità in Gallura gli imprenditori in trincea

di Dario Budroni
Allarme siccità in Gallura gli imprenditori in trincea

Vertice tra associazioni di categoria e Comune per far fronte all’emergenza Sotto accusa la Regione: «Non risponde alle nostre richieste di intervento»

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OLBIA. Tutti con la bocca asciutta. La grande sete inaridisce i campi coltivati e mette in crisi anche le imprese che con semi e irrigazione non hanno nulla a che fare. Il bacino del Liscia è ai minimi storici. Sono circa 30 i milioni di metri cubi d'acqua trattenuti da una diga che ne può invece contenere 106 milioni. Così in Gallura continuano a soffiare venti di rivolta. Pochi giorni fa la Coldiretti e Confagricoltura avevano chiesto lo stato di calamità naturale: il comparto agricolo è in ginocchio e gli incendi delle ultime settimane non hanno fatto altro che peggiorare la situazione. Ma in trincea adesso ci sono anche quelle imprese che non possono portare avanti la loro attività senza l'utilizzo dell'acqua. Si va verso la mobilitazione. Nel mirino delle proteste c'è sempre la Regione, accusata di aver fatto poco o nulla per risolvere la situazione in Gallura.

Imprese in trincea. Qualche giorno fa si è riunito in città il Tag, cioè il tavolo delle associazioni della Gallura. Gli imprenditori hanno incontrato il sindaco Settimo Nizzi per esprimere tutta la loro preoccupazione. «La situazione è allarmante - spiega Benedetto Fois, presidente della Cna Gallura -. La crisi idrica sta mettendo in ginocchio tante imprese, nonostante le sollecitazioni fatte alla Regione. Cagliari non ha ascoltato il nostro grido di aiuto». Il presidente della Cna auspica immeditati e precisi interventi. «Con una spesa irrisoria si potrebbero recuperare molte acque - continua Benedetto Fois -. Per esempio al di sotto del Liscia ci sono delle sorgenti le cui acque non vengono captate. E stiamo parlando di milioni di metri cubi». La siccità sta danneggiando il comparto agricolo. Ma non solo. «È un problema che riguarda tutti - dice Fois -. Come esempio possiamo prendere una impresa che opera nella zona industriale di Olbia: come fa a lavorare se manca l'acqua? Vogliamo stare vicino alla politica per fornire idee e contributi». Presto il Tag incontrerà i 26 sindaci della Gallura. Obiettivo: agire insieme.

L’allarme. La Coldiretti e la Confagricoltura lanciano un allarme dietro l'altro. Hanno chiesto l'applicazione dello stato di calamità e ribadisce l'emergenza nei campi, dove da mesi si va avanti a colpi di turni e restrizioni. «La Gallura sta affrontando una delle stagioni estive più difficili degli ultimi decenni – dice Giambattista Manduco, presidente Coldiretti Gallura –. La mancanza di acqua all'interno degli invasi e l'alto numero di incendi che hanno mandato in fumo centinaia di ettari di territorio stanno ostacolando la crescita di un comparto fortemente segnato dalla crisi economica».

Il consorzio. Il livello della diga del Liscia, gestita da Enas, mette in allarme pure il Consorzio di bonifica della Gallura. «Fino al 31 agosto c'erano 30 milioni di metri cubi e in questi ultimi giorni non ne è entrato un litro – spiega Marco Marrone, presidente del Consorzio –. Non si può parlare di programmazione e sviluppo se non si riescono ad adeguare nemmeno le risorse idriche. Se l'acqua non basta, bisogna trovarne altra tramite la realizzazione di nuove infrastrutture. I danni al comparto agricolo ci sono: per esempio abbiamo dovuto posticipare la stagione irrigua e il razionamento non può che ridurre la produzione. Inoltre ricordiamo che la turnazione non è un'operazione semplice, visto che serve più manodopera e il sistema di apri e chiudi implica i famosi colpi di ariete, che sfondano le tubazioni». Da tempo il consorzio chiede alla Regione l'esecuzione di tre interventi: recuperare le acque reflue e intercettare le acque del Padrongianus e quelle di Monte Tova ad Arzachena.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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