I testimoni dell’accusa: «Nessun allerta»
Al processo in tribunale per l’alluvione 2013 il racconto dei canali trasformati in fiumi in piena
OLBIA. È uno stillicidio il processo per la tragica alluvione del 18 novembre 2013. Ogni testimonianza in tribunale, a Tempio, è dolorosa come una coltellata che riapre le mille ferite al cuore di chi quella notte ha perso tutto e ha visto la morte in faccia. È successo anche ieri mattina, alla ripresa del processo che vede imputati l’allora sindaco di Olbia Gianni Giovannelli e il sindaco di Arzachena Alberto Ragnedda, due dirigenti comunali di Olbia, Antonello Zanda e Gabriella Palermo, il funzionario della Provincia Federico Ceruti Ferrarese e il responsabile della Protezione civile del comune di Olbia Giuseppe Budroni. Tutti sono accusati di omicidio plurimo colposo (13 i morti nell’alluvione) e di disastro colposo.
Ieri in udienza, è proseguita la sfilata dei testimoni citati dall’accusa, rappresentata dal procuratore Domenico Fiordalisi. Tutti hanno confermato di non aver avuto comunicazioni del pericolo incombente, un’autentica tempesta d’acqua, che si era abbattuta sulla Sardegna nordorientale. Il processo in corso riguarda proprio la mancata attivazione delle procedure di allarme e delle misure di prevenzione da parte delle amministrazioni locali. Si è parlato soprattutto dei canali ostruiti e diventati fiumi in piena. Ad esempio, è stata rievocata la vicenda che ha portato alla morte di Patrizia Corona e della piccola figlia Morgana. L’auto su cui la madre e la bimba viaggiavano fu travolta dall’onda di piena e trascinata in un canale davanti agli occhi del marito e padre, Enzo Giagoni, che sarà sentito nelle prossime udienze. «I testi hanno ulteriormente rimarcato l'assenza di allerta meteo, l'assenza del servizio di vigilanza o di impedimenti, come barriere di protezione, che evitassero che le auto finissero nei fiumi in piena», ha detto l'avvocatodi parte civile Giampaolo Murrighile, che rappresenta i familiari di alcune vittime. Diversa visione quella dell’avvocato Nicola Di Benedetto, difensore dell’ex sindaco Giovannelli: «A proposito di via Belgio e via Gran Bretagna i testimoni hanno confermato il monitoraggio de canali da parte della protezione civile del Comune». (red.ol.)
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