Contributi statali, beffati gli alluvionati di Olbia
Il 29 settembre scade il termine per presentare le domande, ma per tutti è una corsa a ostacoli a caccia di perizie e fatture
OLBIA. Gli alluvionati brancolano in una giungla di perizie, documenti e scontrini. In migliaia corrono contro il tempo per presentare le domande entro la deadline stabilita dal Governo: cioè il 29 settembre, non un giorno di più. È l'ennesima maratona a ostacoli che comunque lascerà fuori qualcuno e che mai rimborserà quanto speso realmente per rimettere a posto la casa dopo il tragico passaggio di Cleopatra. Lo Stato ha messo a disposizione 19,5 milioni di euro per tutta la Sardegna, mentre i danni calcolati erano 39 milioni. La fetta più importante, circa i due terzi del totale, spetterà alla città di Olbia. Sono 1600 gli alluvionati che possono partecipare alla richiesta di contributi statali. Al momento solo quelli che, dopo l'alluvione del 18 novembre 2013, avevano presentato la scheda B. In altre parole, quelli che avevano avuto la casa danneggiata. Il Comune sta facendo di tutto per assistere i cittadini in questo macchinoso iter burocratico. Ieri pomeriggio al museo archeologico si è tenuta un'assemblea pubblica voluta per spiegare nei dettagli l'intera procedura. In sala centinaia di persone. In molti hanno sbandierato critiche e perplessità, qualcuno è tornato a casa frustrato e amareggiato.
Come funziona. A parlare al pubblico il sindaco Settimo Nizzi, il dirigente del settore Urbanistica Tino Azzena e Graziano Nudda, direttore regionale della protezione civile. Innanzitutto è stato spiegato che i contributi sono previsti per chi ha ripristinato la propria casa e per chi ha ripristinato parti comuni di edifici residenziali. Inoltre è previsto un ristoro parziale per le spese relative alla sostituzione o al ripristino di beni mobili, escluse le auto. Diverse le categorie escluse, dalle aree e fondi esterne al fabbricato ai non iscritti al catasto al momento dell'alluvione. I contributi, che verranno gestiti da un istituto di credito che si convenzionerà con l'agenzia delle entrate, saranno calcolati secondo una formula che si basa su danni, spese sostenute e anche interventi da eseguire. Possono presentare le domande i proprietari, amministratori di condominio, uno dei condomini e i comproprietari. Chi vive in affitto, deve presentare la domanda in accordo col padrone di casa.
Nuove perizie. Forse questo è il tasto che duole di più. Gli alluvionati dovranno infatti presentare una perizia asservata nuova di zecca. Così una alluvionata domanda arrabbiata: «Io la perizia l'avevo già fatta dopo l'alluvione, avevo speso 1500 euro. Ora la devo rifare?». La risposta è sì. E il dirigente Azzena spiega: «Se la perizia è già pronta, la si deve solo adeguare alla domanda. Non penso che i tecnici la facciano pagare uguale. Ci appelliamo al magnanimo dei professionisti, purtroppo non dipende da noi». Nizzi aggiunge: «Lo Stato dice questo e noi non possiamo cambiare le cose».
Fatture perse. Altro tasto dolente. Alla domanda bisogna allegare anche gli scontrini e le fatture che attestano lo svolgimento dei lavori di ripristino. Però molti cittadini, nel caos post alluvione, hanno perso le fatture oppure si sono arrangiati come hanno potuto, per rimettere subito a posto la loro casa. Così una donna dice: «Ho speso 40mila euro, ma con le fatture che ho forse raggiungo 3.500 euro. Cosa mi rimborsano? Se posso accedere solo con le fatture, tenetevi pure i soldi». Il pubblico applaude, Settimo Nizzi ribadisce che la legge non si può cambiare. «Se ci sono lavori eseguiti in nero, mi dispiace. Ma non si poteva fare» dice invece Graziano Nudda. Solo per i beni mobili non occorre presentare fatture e scontrini.
Altri casi. Nella sala del museo serpeggiano dubbi e perplessità. In tanti afferrano il microfono per illustrare al sindaco e ai tecnici la loro situazione. Spesso si tratta di casi singoli. Un uomo guadagna applausi dicendo che, secondo lui, non è giusto equiparare chi ha preso i contributi della Croce rossa con coloro che non hanno ricevuto niente. Una donna, invece, dice: «Ho presentato la scheda A per i beni mobili ma non quella B. Come faccio?». Il sindaco le toglie la speranza: «Si accede solo con la scheda B».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
