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Olbia

La Confcommercio va all’attacco: «I ristoranti in casa? Un abuso»

La Confcommercio va all’attacco: «I ristoranti in casa? Un abuso»

Gli operatori del Nord Sardegna sono preoccupati per il fenomeno nato negli Usa e nel Regno Unito «Numerose le violazioni delle leggi su autorizzazioni, requisiti igienico sanitari, fisco e lavoro»

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OLBIA. Tra gli operatori della ristorazione che fanno capo a Confcommercio Nord Sardegna si va diffondendo una certa inquietudine a causa del proliferare incontrollato dei cosiddetti 'home restaurant'. Si tratta di un fenomeno abbastanza recente iniziato nel 2006 con i guerrilla restaurant a New York per poi diffondersi anche nel Regno Unito. Grazie ai social network la moda si è poi estesa a macchia d'olio ed è arrivata anche in Italia e in Sardegna, dando origine appunto alla nascita degli home restaurant, altrimenti detti 'ristoranti in casa'. «Tramite questa formula, che Confcommercio reputa del tutto illegale – si legge nel comunicato dell’organizzazione –, chiunque ami stare ai fornelli può trasformare la propria casa e la propria cucina in un ristorante occasionalmente aperto ad amici, conoscenti e perfetti sconosciuti (viaggiatori soprattutto), somministrando menù più o meno genuini ovviamente dietro congruo corrispettivo. Insomma, un modo come un altro per integrare il proprio reddito, aggirando però le norme fiscali e le regole piuttosto rigide che disciplinano l'attività della somministrazione di alimenti, con particolare riferimento alla disposizioni igieniche».

«Confcommercio ritiene che gli home restaurant, in assenza di opportuni interventi sanzionatori e di controllo – prosegue la nota – , possano causare gravi distorsioni della concorrenza e del mercato oltre a costituire un rischio per la salute degli avventori che li frequentano. In effetti, avvalendosi della formula del home restaurant, chiunque potrebbe ritenersi legittimato a trasformare abusivamente la propria abitazione in una trattoria, promuovendo eventi gastronomici su Facebook o sui social nati per l'occasione e somministrando alimenti non tracciabili a commensali di bocca buona, trascurando ogni precauzione igienica».

Nel nord Sardegna, stando agli annunci che compaiono sul web, la nuova "moda" ha preso piede in molte località turistiche e dintorni. «La scusante escogitata dagli home restaurant – si legge ancora nel comunicato di Confcommercio – per aggirare le norme che regolano le attività commerciali e, in particolare, i pubblici esercizi, consiste nel dichiarare che si stanno invitando amici o persone conosciute su internet a mangiare a casa propria in cambio di un piccolo compenso a titolo di rimborso spese. Giustificazione risibile se si considerano i prezzi esosi che vengono pubblicizzati e che rivelano finalità di lucro».

Con l'intento di arginare il fenomeno, Gavina Braccu, presidente dei pubblici esercenti galluresi e Adriana Pintus, presidente della Confcommercio territoriale della costa est, hanno inviato una segnalazione ai Sindaci dei Comuni turistici dove gli abusi isono molto ricorrenti. E hanno elencato le principali violazioni di legge che possono riscontrarsi nell'attività dei cosiddetti Home Restaurant.

Secondo confcommercio riguardano «i titoli autorizzatori necessari per l'apertura di un locale di somministrazione e le caratteristiche di sorvegliabilità dei locali stabiliti dalle norme di pubblica sicurezza; i requisiti igienico-sanitari ; le disposizioni fiscali e del lavoro; le disposizioni urbanistiche e tecniche».

Braccu e Pintus hanno inoltre sottolineato che l'Istituto Superiore di Sanità ha predisposto uno studio che evidenzia come la maggior parte delle tossinfezioni alimentari denunciate in Italia derivi dall'ambito domestico,. Dati confermati anche da controlli dei NAS, che hanno portato a pesanti sanzioni a carico degli home restaurant in diverse parti d'Italia. A livello nazionale, la Fipe-Confcommercio (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha chiesto alle istituzioni una decisa azione nei confronti di queste attività condotte al di fuori di ogni regola e, in particolare, verso i canali web che le promuovono e beneficiano delle relative commissioni.

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