Il rombo delle moto accompagna l’addio al biker Carlo Deriu
Centinaia di persone hanno salutato il giovane morto lunedì Don Frau: «Dio l’ha amato così tanto da volerlo in paradiso»
OLBIA. La terra quasi trema quando il carro funebre si ferma davanti alla chiesa. Il feretro ha appena attraversato la città seguito da un lungo serpentone di motociclisti. Il rombo dei motori è una straziante melodia che accompagna l’ultimo viaggio di Carlo Deriu. È un frastuono che squarcia il silenzio spettrale che domina il sagrato in terra battuta di Sant’Ignazio da Laconi, il capannone provvisoriamente adibito a chiesetta, a Sa Minda Noa.
Carlo Deriu, 28 anni, è morto lunedì, in sella alla sua Yamaha blu, nella circonvallazione nord della città, dopo aver urtato una auto che faceva una improvvisa inversione. Ai suoi funerali si sono presentati in centinaia, forse anche di più. Soprattutto giovani, amici stretti, ma anche semplici conoscenti, persone che si sono volute unire al dolore della famiglia, del padre, della madre e del fratello, perché 28 anni sono davvero troppo pochi per morire.
L’ultimo saluto. Carlo Deriu era conosciutissimo. Era nato a Cagliari, ma cresciuto a Olbia. Qui aveva le sue amicizie, le sue passioni, il suo lavoro. Da qualche tempo aveva aperto una piccola società e si occupava di manutenzioni nel settore della nautica, collaborando anche con alcuni cantieri della città. Tutti lo ricordano come una persona sempre sorridente, pronto allo scherzo, il classico bravo ragazzo a cui tutti volevano bene. E la folla che ha partecipato ai suoi funerali ha confermato l’affetto che il giovane aveva attorno. Per dare l’ultimo saluto a Carlo Deriu, parenti e amici hanno dovuto aspettare qualche giorno in più. Hanno atteso che il padre del ragazzo uscisse dall’ospedale, dove era da tempo ricoverato. Alle 15, la chiesetta di Sant'Ignazio non è riuscita a contenere la folla. La metà delle persone ha atteso fuori la fine della messa celebrata da padre Carlo Frau. Il frate ha consolato la famiglia con le parole di un uomo di chiesa: «Pensate quanto Gesù ha amato Carlo. Lo ha amato tanto. Ha dato la sua vita per lui e adesso lo vuole portare con sé, in paradiso».
L'ultima sgasata. Dopo poco meno di un’ora, la bara coperta di fiori bianchi è uscita dal portone della chiesa. I motociclisti olbiesi, che hanno risposto a un appello su Facebook che invitava tutti a salutare Carlo con un «minuto di casino», hanno girato la chiave e dato nuovamente gas ai motori. Perché a Carlo la moto piaceva. La sua Yamaha blu l’aveva comprata poco più di un mese fa e con orgoglio l’aveva fotografata e postata su Fb. Ma conosceva bene anche le insidie della strada. Solo il 10 settembre aveva scritto un post che diceva: «Le moto non sono pericolose, le persone sì». Ieri tantissimi bikers lo hanno voluto salutare con il rombo dei motori. Sul marciapiede corone di fiori firmate da colleghi, compagni di scuola. Qualcuno ha acceso lo stereo di una auto per salutare il giovane con una canzone. Poi il corteo delle due ruote è tornato sulla scia del carro funebre. Rumoroso si è diretto fino al cimitero poco fuori la città.
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