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Olbia

Caschetto, chitarra e fu subito Revolver: ecco i Beatles olbiesi

di Dario Budroni
Caschetto, chitarra e fu subito Revolver: ecco i Beatles olbiesi

Così un gruppo di musicisti emulò il quartello di Liverpool Il chitarrista Andreino Marras racconta quella passione

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OLBIA. In origine i capelli si portavano a caschetto, con la frangia che arrivava alle sopracciglia e altri ciuffi che a stento coprivano le orecchie. Poi uscì Sgt. Pepper's e sotto il naso cominciarono a comparire i primi baffetti, mentre la giacca e il cravattino lasciavano il posto a vestiti ben più colorati. Con Abbey Road i capelli diventarono lunghi per davvero, affiancati da un bel paio di basettoni, meglio se con addosso i leggendari pantaloni a zampa di elefante. «Ma era una cosa veloce eh, tutto cambiava così in fretta. I Beatles, noi, li copiavamo in tutto e per tutto. Ovviamente a Olbia certi vestiti non li vendevano neanche, quindi ci arrangiavamo come potevamo. Per quanto mi riguarda, avevo i capelli ricci e sembrava che avessi un casco in testa». Andreino Marras, olbiese classe 1947, è uno che dei Beatles sa tutto. I quattro ragazzi di Liverpool lo hanno cambiato, lo hanno trasformato. La rivoluzione degli anni Sessanta lo aveva travolto in pieno. Perché l'Inghilterra si poteva sognare anche a Olbia, anche alle feste di San Simplicio. Adesso Andreino Marras, con l'aiuto di tanti amici di quel periodo, ha dato vita a una mostra per festeggiare i 50 anni di Revolver, settimo album dei Beatles. È un viaggio in un mondo che è diventato mito, un mito che ha trasformato anche gli olbiesi che oggi portano tutti i capelli bianchi.

Beatles a San Simplicio. Andreino Marras suonava la chitarra e aveva un gruppo: i Beatnik. Con lui c'erano Franco Secchi al basso e Tore Fresi alla batteria. «Avevamo cominciato suonando altre cose, ma subito passammo ai Beatles - racconta -. Nel 1965 ci invitarono a suonare alla festa di San Simplicio. Cantammo in inglese, cose mai viste. La pronuncia ce la insegnò una giornalista inglese che era passata per Olbia». I Beatles li avevano scoperti al bar Cosimino, del padre di Franco Secchi, al jukebox. E fu subito amore. Così i Beatnik si specializzarono e presero a suonare soltanto i Beatles. Nel frattempo ai tre della formazione originale si aggiunsero Mario Martini, alla voce e alla chitarra, e poi Nardo Piu, all'organo. «D'estate suonavamo allo Chalet - racconta Marras -. D'inverno, invece, all'Astra e al cinema Olbia». Ma il gruppo scomparve presto: il servizio militare decimò i Beatnik. Andreino Marras, però, non abbandonò la chitarra e una decina di anni più tardi fondò i Cordas et Cannas.

Donne e capelloni. Suonare i Beatles voleva anche dire somigliare a loro. Lo facevano i Beatnik, ma anche tutti quei gruppi nati in quegli anni in città. «Noi copiavamo tutto, i capelli, i vestiti - ricorda Andreino Marras -. I miei genitori non l'avevano presa male, si sono dimostrati abbastanza aperti. Forse capivano il nostro ruolo, visto che ci vedevano spesso suonare sopra un palco. E le donne apprezzavano, amavano i Beatles e di conseguenza ce la passavamo bene pure noi». Andreino Marras, che ha una impresa di impianti elettrici, in quel periodo girò anche l'Europa. Il ricordo più bello è il festival all'Isola di Wight, agosto 1970. Ci arrivò in treno con gli amici Franco Secchi e Domenico Piccinnu, con poche lire in tasca. Insieme videro Jimi Hendrix, Doors, Jethro Tull, The Who, Emerson Lake & Palmer, Joan Baez.

Beatles a Porto Cervo. Il sogno di vedere i Beatles su un palco,Marras non l'ha mai coronato. Però è riuscito a vedere Ringo Star e George Harrison a pochi passi da casa, a Porto Cervo, nel 1968 il primo e nel 1969 il secondo. «Erano lì in vacanza e noi l'avevamo scoperto - racconta -. Quindi con amici abbiamo fatto l'autostop e ci siamo appostati. Con Ringo siamo riusciti a fare una foto insieme, con George Harrison no. Peccato».

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