La Nuova Sardegna

Olbia

Disabilità e servizi turistici «L’isola ancora disattenta»

di Dario Budroni
Disabilità e servizi turistici «L’isola ancora disattenta»

La denuncia al primo forum regionale promosso da Sensibilmente Onlus Confronto tra associazioni, enti e operatori del settore per trovare soluzioni

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OLBIA. Non è solo una questione di scivoli e passerelle. L’accessibilità dei servizi è un tema che tocca una lunga serie di punti, dalle difficoltà di deambulazione fino alle allergie alimentari. È una materia complessa a cui gli operatori turistici hanno deciso di non voltare più le spalle. Lo si è capito durante il primo forum regionale “Disabilità e turismo”, che ha affollato l’aula magna dell’aeroporto. Imprenditori, studiosi e amministratori hanno scelto di tracciare una linea comune per rendere il sistema Sardegna accessibile a tutti. «Servono due tipi di interventi principali – spiega Veronica Asara, presidente di Sensibilmente, la onlus che ha promosso il forum –. Il primo riguarda l’accessibilità dei servizi e il secondo riguarda le opportunità lavorative. Il forum è andato bene, abbiamo voluto avviare il dibattito».

Turisti come tutti. Il forum è stato organizzato da associazioni ed enti con l’obiettivo di sensibilizzare chiunque si occupi di turismo. «Serve più conoscenza, una maggiore cultura della disabilità – continua Veronica Asara -. Di conseguenza anche gli alberghi, i musei, le spiagge, i mezzi di trasporto e le città in genere diventerebbero a portata di tutti». In Italia il turismo accessibile riguarda il 17 per cento delle famiglie, cioè 10 milioni di persone. «Solo nel 30 per cento dei casi la disabilità è visibile – spiega Giacomo Del Chiappa, docente del corso di laurea in Economia del turismo di Olbia -. E nel mercato, in generale, solo il 30 per cento degli operatori è attrezzato. Il settore della ricettività avanza a una maggiore velocità. Il meno attrezzato, invece, è quello del food and beverage». Paolo Manca, presidente di Federalberghi, ha parlato del sistema Sardegna: «Insieme alla Regione stiamo facendo una mappatura per avere un’idea chiara sulla situazione. La Sardegna, così come il resto dell’Italia, è comunque ancora troppo disattenta. Serve quindi ridurre il gap e per questo serve l’impegno di tutti».

Lavoro e indotto. Rendere il turismo accessibile a tutti significherebbe anche generare maggiore ricchezza: in Italia curare le esigenze delle persone con necessità diverse, svilupperebbe un mercato di 28 miliardi di euro. «Inoltre il turismo può diventare un’opportunità di lavoro anche per le persone con disabilità - aggiunge Veronica Asara –. Per questo stiamo promuovendo alcuni progetti con start up, enti, imprese. Progetti flessibili e studiati in base alle caratteristiche della persona da inserire». Al forum, moderato da Marco Espa di Abc, hanno preso parte anche l’assessore comunale al Turismo Marco Balata, Roberto Vitali (Village for all), Carlo Giacobini, (commissione Salute del ministero), Nadia Orsini (Enac), Nicola Deplano (Geasar), Antonio Deiana (Deimur), Nadia Spano (Aspo), Pasquale Ambrosio (Confcommercio).

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