Il no di Bortigiadas allo spopolamento tra giochi e cultura
Dodici ore di eventi con teatranti, migranti e bambini La soddisfazione del sindaco: «Esperimento riuscito»
BORTIGIADAS. E' andata in scena con successo, domenica a Bortigiadas la manifestazione “Convivenze, Tu, io, gli altri - noi? riappropriazione di un senso di identità attraverso un percorso di incontro, conoscenza, convivenza, inclusione e condivisione contro spopolamento, migrazione, paura, ignoranza, isolamento".
Una scommessa vinta da Il theatre en vol e il Comune di Bortigiadas che hanno organizzato l’evento in collaborazione con il Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica, l’Università dei Bambini, l’associazione Jaama Dambè, la Cooperativa Ecoservice, il Gruppo Folk Bortigiadas e il Comitato della Festa di San Pancrazio, l’associazione La Sardegna vista da vicino e l’assessorato regionale della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport.
Dodici ore di eventi, mostre e iniziative. «Abbiamo fatto un esperimento - spiega il sindaco Emiliano Deiana -. Abbiamo provato a parlare e a vivere di migrazioni. Teatranti, bambini, migranti, mediatori culturali, volontari, studiosi, amministratori e la Facoltà di Architettura di Alghero hanno provato a confrontarsi con la parola, il gioco, il cibo, la cultura su un tema cruciale del nostro tempo: le migrazioni e i motivi per cui gli uomini, nella Storia, si spostano dai luoghi di origine verso indeterminati altrove. Abbiamo sperimentato un allenamento che è essenzialmente culturale: abituare gli altri a rendere "normali" gli altri; per uscire dalla pigrizia mentale e dall'abitudine; per comprendere che per un paese che si rinsecchisce nello spopolamento le migrazioni possono essere una delle tante possibilità; per abituarsi a pensare se stessi e la comunità nel Mondo. Lo abbiamo fatto per promuovere, ancora, la politica dell'attenzione: l'attenzione agli altri e, con quel tanto di "egoismo" che ci vuole, l'attenzione a noi stessi. L'attenzione a chi deve essere accolto e a chi accoglie». Il sindaco, poi, aggiunge: «La politica dell'attenzione deve avere al centro l'essere umano: chi è in un luogo, chi quel luogo ha diritto di viverlo come chi ci è sempre vissuto. Abbiamo sentito storie di ragazzi che scappavano da feroci dittature; da fame e carestie e nella fuga anche la possibilità di morire era poca cosa rispetto alla vita che gli era toccata. Poi ci sono stati giochi e cibo e teatranti per le strade. C'era quella forma speciale di spaesamento quando la possibilità si fa azione, atto consapevole, impegno civile. C'era, alla fine, il teatro civile: un'opera di migrazione, di mare, di frontiera, di confine, di morte e resurrezione nel mare urlante. Ogni fenomeno si affronta con la cultura e la consapevolezza; per superare le paure più ataviche non serve il coraggio di pochi, ma la coscienza di molti. Un passo alla volta; senza timore. Senza timore di perdere noi stessi: perché in fondo, come ha detto qualcuno, la tradizione è solo un'innovazione che ha avuto successo».
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