Nuove accuse per i due calangianesi
Agli indagati per l’incendio di un’auto contestati a uno il reato d’estorsione e all’altro quello di detenzione illegale d’arma
TEMPIO. La vicenda del 33 enne Antonio Mariotti e del 34 enne Pasqualino Ambrosino, entrambi di Calangianus, a cui i Carabinieri della locale stazione, appena dieci giorni fa, avevano notificato l’avviso di conclusioni delle indagini preliminari, emanato a loro carico dal Pm del Tribunale di Tempio per l’incendio appiccato, a fine febbraio scorso, ai danni dell’automobile di una locale imprenditrice nel settore del sughero, si è appesantita. Ulteriori indagini dei carabinieri della Stazione di Calangianus e dei militari della Compagnia di Tempio, tutti coordinati dal maggiore Giovanni Bartolacci, di nuove pesanti accuse, estranee all’incendio. Antonio Mariotti infatti, è stato accusato di estorsione aggravata ai danni dei genitori, mentre a Pasqualino Ambrosino è stato contestato il reato di detenzione di armi clandestine. Entrambi sono stati deferiti anche per questo all’autorità giudiziaria. Particolarmente grave, se confermato dai magistrati, il reato del Mariotti che, stando alle indagini dei militari, avrebbe richiesto di essere pagato per presentarsi come testimone in aula a favore dei genitori sotto processo per usura. La detenzione di armi clandestine a carico di Ambrosino sarebbe stata invece scoperta nell’ambito di indagini attuate dai militari durante una operazione di prevenzione generale contro gli incendi dolosi.
L’episodio che ha portato poi alla scoperta di questi reati a carico dei due presunti autori dell’incendio dell’auto si era verificato a Calangianus nella notte fra il 26 ed il 27 febbraio scorso, quando una Golf, intestata a Mauro Inzaina, 50 anni, prevalentemente in uso però alla moglie, Amurina Paula Rossi, entrambi procacciatori di affari nell’ambito sugheriero, era stata data alle fiamme in Via della Resistenza, tra Via Sigara e via Sabotino, quasi alla periferia del paese.
Nell’incendio, appiccato secondo la Procura con del liquido infiammabile, che aveva distrutto l’auto, nonostante il pronto intervento dei Vigili del Fuoco di Tempio, le fiamme avevano danneggiato anche la facciata del palazzo accanto al quale la Golf era posteggiata. Le indagini subito avviate dai carabinieri di Calangianus coadiuvati dagli uomini della Compagnia di Tempio, si erano inizialmente rivelate difficili ed alquanto complesse per una serie di situazioni concomitanti. L’auto, prima di essere data alla fiamme, infatti, era già stata fatta oggetto, in tempi diversi, di alcuni danneggiamenti. La stessa attività di procacciatori di affari però, sarebbe potuta essere causa di astio. Le indagini dei carabinieri avevano invece accertato che l’attività lavorativa non c’entrava niente e che la causa dell’attentato, inputato all’Ambronsino ed al Mariotti, era stato provocato dai dissapori personali fra Antonio Mariotti e Amurina Paula Rossi che aveva espresso la propria disapprovazione per un rapporto affettivo fra la sorella Ana Carolina e Mariotti.
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