La Nuova Sardegna

Olbia

Rapina e caccia all’uomo: preso

di Guido Piga
 Rapina e caccia all’uomo: preso

Inseguimenti e spari dopo il colpo alle poste di San Pantaleo. Ancora in fuga la complice

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OLBIA. «Sapete che cosa è successo?».

«Una rapina».

«Ah, ecco».

Quella cosa sui cui si stava informando, parlando alle 13 di ieri con il direttore del Dettori Market di viale Aldo Moro, lui la conosceva alla perfezione: perché era uno dei due rapinatori, l’altra era una donna, che l’aveva messa a segno un’ora prima alle poste di San Pantaleo.

Alle 19, dopo una giornata in cui ha cercato di sfuggire alla morsa dei carabinieri prima fingendo di spararsi in testa con una pistola (finta) per darsela a gambe, poi cercando nel Dettori Market di acquistare vestiti per cambiarsi e nella parruccheria accanto di tagliarsi la barba per essere irriconoscibile, infine, inseguito dalle pallottole, cercando rifugio in un enorme arbusto accanto al Borgo delle Rose in cui non l’hanno beccato neppure con l’elicottero, la fuga di Joan Florian Monne, 25 anni, di Irgoli, già arrestato nel 2012 per la rapina al gestore del Cafè du Port di Porto Cervo, è finita fuori da un bar di via Veronese: lì, la polizia l’ha identificato e fermato. L’altra rapinatrice, con la quale Monne era scappato da San Pantaleo a bordo di una moto Suzuki, rubata, con il numero 58 di Simoncelli incollato sulla carena, dopo aver chiuso nel bagno dell’ufficio postale una dipendente e due clienti e aver portato via 500 euro, a tarda sera era ancora braccata: latitante, ma con le ore contate.

Per arrivare a questa prima conclusione, occorre riavvolgere il nastro di scene che, accavallatesi una dietro l’altra, hanno trasformato Olbia in un set hollywoodiano: inseguimenti, elicotteri, sparatorie.

I due rapinatori, i due Bonnie e Clyde alla sarda, non si sa se amici, amanti o parenti, sono a San Pantaleo. Indossano jeans, maglie nere; uno ha dei guanti da muratore. Alle 12, entrano alle poste, fanno capire di essere armati, si fanno dare i soldi, 500 euro in contanti, poi scappano.

Salgono su una moto, si saprà poi. Sfrecciano verso Olbia. I carabinieri li intercettano, li inseguono: loro entrano a Sa Minda Noa, vanno a ficcarsi in via Mosca, via senza uscita: oltre, solo la campagna che declina verso Santa Lucia. La donna scappa lì, a piedi; l’uomo si trova in trappola e, secondo una versione, fa finta di spararsi in testa, poi, in un attimo, scappa a piedi in direzione della città, all’opposto della compagna. Si sentono dei colpi d’arma da fuoco.

Alle 13, compare al Dettori Market. Entra, incrocia il direttore, e gli chiede: “Avete vestiti? Avete il numero dei taxi?”. Alla prima domanda, il direttore risponde: no; alla seconda, sì, e glielo dà. Il rapinatore, che ancora non è riconosciuto come tale, chiama il taxi, e nel frattempo va dal parrucchiere, attaccato al supermercato. “Posso tagliare la barba?”. “Ci vorranno quindici minuti”, la risposta. “No, grazie, non ho tempo”.

In quel momento, un poliziotto, nel bar a fianco, usa il cellulare per capire che cosa sia successo, visto che un elicottero volteggia da un po’. Anche il rapinatore chiede lo stesso. “E’ una rapina”, la risposta. Questione di attimi: il taxi arriva, il rapinatore sta per salirci sopra, il poliziotto capisce tutto, una pattuglia della polizia arriva in quel momento. Si sentono altri colpi. Il rapinatore scappa, a piedi. Si rifugia sotto un enorme pianta di lentisco, al Borgo delle Rose. L’elicottero lo vede entrare lì, i carabinieri, avvisati via radio in tempo reale, lo circondano. Decine di uomini, compresi i Cacciatori di Sardegna, lo cercano, in mezzo alle frasche, davanti alla folla in trepidante attesa. Nulla. Da quella tana è scappato chissà come. Alle 19, la polizia lo trova davanti a un bar, nell’ennesima messinscena della giornata che l’ha infine tradito.

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