Nuove analisi: le cozze sono ok ma tra i mitilicoltori è rivolta
Il presidente del Consorzio: «Le aziende hanno subito gravi danni economici e di immagine» Sotto accusa l’intempestività degli accertamenti: «Sette giorni quando basterebbero 48 ore»
OLBIA. Il sindaco di Olbia ieri ha revocato l’ordinanza che vietava il consumo e la vendita di cozze e arselle in buona parte del Golfo a causa della presenza di colibatteri fecali accertata dalle analisi dalla Asl. Significa che tutti i parametri sono ritornati alla normalità e che le cozze sono salve. Tutto è bene ciò che finisce bene, ma tra i mitilicoltori monta la polemica. Lancia dure accuse il presidente del Consorzio molluschicoltori Olbia, Mauro Monaco: «Non possiamo continuare a subire in silenzio, abbiamo subito un grave danno economico e di immagine».
Il perché di tanta rabbia è presto detto. L’ordinanza di divieto è stata revocata dopo appena 48 ore, cioè il tempo massimo necessario per svolgere le analisi. La stessa tempestività, però, sarebbe mancata clamorosamente quando sono state effettuate le prime analisi, quelle che hanno fatto scattare il divieto di consumo e vendita delle cozze. «Il prelievo campione fatto dalla Asl risale al 3 ottobre, il giorno dopo un violento nubifragio che, come è naturale, dai canali di deflusso riversa in mare ogni genere di cosa che viene poi filtrata dalle cozze – spiega Monaco –. Ebbene, l’esito di quelle analisi è stato comunicato dalla Asl solo sette giorni dopo e l’11 ottobre, doverosamente, il sindaco di Olbia ha ordinato il divieto di consumo e vendita. È noto che per svolgere quel tipo di analisi di laboratorio occorrono da 24 a 48 ore, non di più, come ha confermato la stessa Asl quando noi del Consorzio abbiamo sollecitato nuove analisi. In altri tempi il Comune chiedeva subito nuove e ulteriori analisi di conferma ». «Insomma – aggiunge Monaco – c’è un buco di sette giorni dove si è creato un danno enorme. Se le cozze non erano buone nessuno ci ha detto che non potevano essere consumate o vendute, se invece le cozze erano perfette si è creata una situazione di allarme ingiustificata. In ogni caso, il danno economico e di immagine subito dai mitilicoltori è enorme». È chiaro che l’ira di Monaco non è rivolta al Comune. «Le ordinanze del sindaco sono legittime e guai se non fosse così di fronte alle analisi fatte dalla Asl – precisa – però è evidente uno scollamento tra l’autorità di controllo sanitario e la catena di trasferimento delle informazioni. Se mancano la tempestività e l’attenzione, si creano danni gravissimi alle aziende, cioè a chi lavora, e a tutti i cittadini».
Da questa vicenda il presidente del Consorzio trae conclusioni piuttosto amare: «Una volta per tutte, i mitilicoltori sono più che mai una componente viva dell’economia locale. Dopo cinquant’anni di deregulation ora finalmente il comparto si è dato un’organizzazione e si è messo in regola con autorizzazioni e concessioni. Però, evidentemente, c’è ancora qualcuno che considerà i mitilicoltori alla stregua di soggetti che possono subire qualunque soppruso. Invece non è così e se accadranno ancora episodi del genere ricorreremo alle vie legali». (m.b.)
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