La Nuova Sardegna

Olbia

Chiesto il fallimento di Colony Sardegna

di Giampiero Cocco
Chiesto il fallimento di Colony Sardegna

L’atto depositato in tribunale dalla procura della Repubblica per la presunta evasione di 170 milioni di euro di tasse

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PORTO CERVO. Ancora bufera giudiziaria sulla Costa Smeralda. Dopo le indagini di carattere penale e le contestazioni in sede civile ieri è arrivato anche il procedimento amministrativo con il quale il procuratore della repubblica Domenico Fiordalisi chiede il fallimento della Coloni Sardegna Sarl, la società di Tom Barrack già proprietaria della Costa Smeralda.

Un atto che il capo della procura Domenico Fiordalisi ha depositato ieri al tribunale di Tempio, una richiesta di fallimento avanzata sulla scorta di una norma del 1942 perché sarebbe presente «uno stato di insolvenza della società Colony Sardegna nei confronti dell’erario per un totale di 170 milioni di euro, dolosamente realizzato nell’interesse prevalente del gruppo Colony di Tom Barrack e di Mcc-Capitalia (ora Unicredit) sotto la costante direzione del senatore Franco Carraro». L’affondo finale del capo della Procura gallurese contro i vecchi e in parte nuovi proprietari della Costa Smeralda, i rappresentanti legali della Qatar Holding, aveva preso avvio il 10 ottobre scorso, con la conclusione delle indagini penali, riunite sotto un unico fascicolo processuale, riguardanti la presunta collusione tra gli amministratori della struttura turistica smeraldina e tecnici dell’amministrazione comunale di Arzachena e i progettisti delle strutture alberghiere, che avrebbero consentito una serie di abusi edilizi in Costa. Infine l’indagine riguardante la presunta evasione fiscale relativa alla cessione dalla “Colony Sardegna Sarl” ai fondi sovrani dell’emirato del Qatar della Costa Smeralda, un affare da 650 milioni di euro che avrebbe generato una evasione fiscale di 170 milioni di euro dovuti per le plusvalenze tra il costo iniziale e quello finale di vendita. Il tutto, stando agli accertamenti portati avanti dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Sassari e dagli ispettori dell’Agenzia delle Entrate, attraverso una serie di società “esterovestite”.

Stando alle contestazioni mosse dal procuratore Domenico Fiordalisi sarebbero state create passività in maniera dolosa per svuotare le casse della società alientante ed evitare il pagamento delle tasse. Gli inquirenti, attraverso le acquisizioni di copiosa documentazione in diverse sedi legali dell’isola e di Milano, avrebbero messo a nudo il complesso meccanismo finanziario attraverso il quale venne effettuata la cessione della Costa Smeralda all’emiro del Qatar. Per tutte queste inchieste, adesso unificate nell’unico fascicolo processuale, il procuratore di Tempio, Domenico Fiordalisi, ha indagato 23 persone e 10 società, contestando loro l’associazione per delinquere per reati che vanno dagli abusi edilizi alla corruzione, passando per l’evasione fiscale e il falso in atti pubblici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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