Acat Il Ponte: «Smettere di bere si può»
Testimonianze e messaggi di speranza degli alcolisti in trattamento nell’incontro annuale con la città
OLBIA. Messaggi carichi di speranza. Che testimoniano come il percorso verso la sobrietà sia possibile. Un percorso condiviso con altre famiglie, che alleggerisce il peso della sofferenza in un clima di solidarietà, amicizia e compartecipazione. Perché, come ha detto Elia – sobria da 610 giorni dopo una vita persa nell’alcol – «nessuno si salva da solo». Sono i messaggi di speranza letti dagli alcolisti in trattamento e dai loro familiari, nell’incontro di sabato sera, al museo archeologico, dove si è svolto l’Interclub zonale organizzato dall’ associazione Acat Il Ponte. Un appuntamento che si rinnova ogni anno, durante il quale le famiglie che frequentano i Cat, i club degli alcolisti in trattamento, incontrano la popolazione con l’obiettivo di testimoniare la propria esperienza di sobrietà e spiegare che modificare il proprio comportamento e stile di vita, si può. A sostenere l’alcolista e la sua famiglia nel percorso verso la sobrietà, sono i club. La vice presidente dell’Acat Il ponte Franca Turrini e il servitore insegnante Sabina Laconi hanno spiegato l’attività dei club e gli stessi alcolisti in trattamento e i loro familiari, hanno raccontato la propria esperienza nei Cat. A partecipare all’incontro, l’assessore ai servizi sociali, Patrizia Bigi, e la presidente della commissione servizi sociali, Maria Antonietta Cossu.
“I club degli alcolisti in trattamento: porte aperte alla comunità”, era il titolo dell’Interclub di quest’anno. «Aprire le porte alla comunità è come farla entrare in te, come invitarla a far parte di un gruppo di famiglie pronte ad offrire e accettare problemi, dolori, sorrisi e a condividerli insieme – ha detto Antonello, alcolista in trattamento – Ho avuto la fortuna di entrare nel Cat tanto tempo fa e di conoscere persone splendide. Il mio percorso verso la sobrietà non è stato lineare: sono ricaduto diverse volte, ma ogni volta ha trovato la porta aperta. Ho passato momenti strazianti, ho versato e fatto versare lacrime di sangue, ma sono ancora qui, a continuare il mio percorso con le altre famiglie». Paura, tensione e perplessità svaniscono in Rosa, moglie di un alcolista in trattamento, quando decide di frequentare il club. «Varco la porta e vengo accolta come se fossi parte integrante di loro. Improvvisamente mi sento a mio agio e come per magia tutte le mie paure scompaiono». Questo è il Cat. (t.s.)
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