Antonio Satta, in principio era la Dc
Presentato al museo il libro “Il condottiero” curato da Augusto Ditel
OLBIA. La sala è strapiena. In fondo si aggiungono le sedie, in tanti rimarranno in piedi. Ci sono ex sindaci, vecchi amici, due vescovi, uomini in divisa, politici di ogni colore. La prima Repubblica si intreccia con la seconda e il risultato è un lunghissimo viaggio fatto di amicizie, battaglie, passioni e gustosi retroscena. Antonio Satta, classe 1941, sindaco di Padru, ha riempito la sala del museo. Ha raccontato la sua storia e, non troppo indirettamente, anche quella di tutto il territorio, partendo da Padru per arrivare fino a Cagliari, con alcuni importanti passaggi per la capitale. La storia di Antonio Satta, democristiano di razza, è appena diventata un libro, «L'instancabile condottiero», edito da Carlo Delfino ed è nato da una lunga conversazione con il giornalista Augusto Ditel. Oggi Antonio Satta è conosciuto per due motivi: perché è sindaco di Padru, ex frazione diventata Comune, e perché è segretario nazionale dell'Upc, partito che vanta rappresentanti nei consigli di tutta l'isola, anche in Regione. In passato, però, è stato molto altro. Ha cominciato a fare politica nei primi anni Sessanta, con la Dc, e pian piano è salito sempre più su, fino a ricoprire un posto in giunta regionale. Tra i suoi legami più forti spiccano senza dubbio quelli con Francesco Cossiga e Nino Giagu. Dopo la diaspora democristiana, Antonio Satta è salito ancora più su, fino a diventare vicesegretario nazionale dell'Udeur e quindi deputato. Ma il libro «L'instancabile condottiero» parla anche dell'altra faccia dell'Antonio Satta. Per esempio è stato professione, primo organista del coro di don Delogu, dirigente sportivo e giornalista. In tanti ieri sono voluti intervenire per dire la loro e raccontare qualche aneddoto. Settimo Nizzi, sindaco di Olbia, ha confessato la sua ammirazione. «Parlo di Antonio come amico e compagno di molte battaglie, anche se vota a sinistra - scherza Nizzi -. Ma siamo speranzosi, magari un giorno torneremo dalla stessa parte. Sono orgoglioso della sua amicizia, perché è sempre stato un uomo capace di unire le persone tramite il dialogo». (d.b.)
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