Olbia, maxi vincita a poker non tassabile: il Fisco italiano paga il conto
È finita l’odissea di Davide Nughes, accusato di aver evaso 170mila euro. L’accertamento dell’Agenzia delle entrate dopo la vittoria al casinò di Barcellona
OLBIA. La carta più importante l’ha calata in una aula di tribunale. È passato da perseguitato dal fisco a creditore dell’Agenzia delle entrate, che ora gli deve tante scuse e 10mila euro come risarcimento delle spese processuali. Davide Nughes, imprenditore maddalenino trapiantato a Olbia, giocatore semi professionista di poker, si è preso la sua rivincita. Il suo calvario era cominciato nel 2012, quando la guardia di finanza gli aveva contestato di non aver dichiarato una vincita di 171mila euro, il frutto di un successo nel 2008 in un importante torneo di poker al casinò di Barcellona. Da quel momento per Nughes è cominciato un lungo braccio di ferro giudiziario con l’Agenzia delle entrate. Ma adesso c’è una sentenza che gli dà ragione: quella somma non andava dichiarata. E ora non è da escludere la richiesta di risarcimento danni.
La storia. Davide Nughes, titolare del panificio Lu Pani, è stato seguito dall’avvocato Massimiliano Rosa. «Nel 2012 la guardia di finanza ha avviato una verifica con lo scopo di riprendere a tassazione le vincite al gioco conseguite dalla partecipazione a tornei di poker presso case estere – spiega Rosa –. I militari avevano contestato la mancata dichiarazione di 171mila euro. E nel 2013 l’ufficio controlli dell’Agenzia delle entrate della direzione di Sassari ha notificato un invito a comparire proponendo a Nughes di aderire alle risultanze della propria attività, che prevedeva la rettifica del reddito contestato dalla finanza da 171mila a 109mila euro». Una proposta alla quale Nughes ha risposto con un «no» secco e con una minuziosa memoria difensiva. «Abbiamo denunciato come la pretesa tassazione costituisse una evidente violazione del diritto comunitario, in particolare dei principi di non discriminazione e di libera circolazione dei servizi – continua l’avvocato –. Inoltre abbiamo ricordato che le decisioni pregiudiziali della Corte di giustizia sono inderogabili e vincolanti per le pubbliche amministrazioni degli stati membri». L’avvocato fa un esempio: «Se in Italia quel tipo di reddito è esentato da oneri dichiarativi e impositivi, lo stesso trattamento va riservato al medesimo reddito conseguito in una azienda situata all’interno di uno stato membro dell’Ue, che a sua volta lo esenta. In sostanza, l’Agenzia delle entrate ha avanzato una pretesa indebita e illegale». Tutti punti denunciati dalla difesa fin dal principio.
La vittoria. «Ma l’Agenzia, come accade purtroppo spesso, se ne è letteralmente fregata e nel settembre del 2013 ha notificato a Nughes un avviso di accertamento esecutivo per complessivi 101mila euro, a titolo di imposte, sanzioni e interessi», prosegue l'avvocato Rosa. Così Nughes ha subito presentato ricorso alla Commissione tributaria di Sassari. Ma, come se non bastasse, ci si è messa Equitalia, con il fermo della moto, il pignoramento dei conti correnti e l’iscrizione ipotecaria sulla casa. «Nel frattempo le altre Commissioni tributarie italiane, che si occupavano di casi identici, hanno cassato senza eccezioni le stesse attività di accertamento. Poi la Commissione europea ha aperto una infrazione contro l’Italia e nel 2014 la Corte di giustizia europea ha ribadito ancora una volta il proprio orientamento – continua l’avvocato Rosa –. L’ufficio di Sassari, invece, ha continuato a fregarsene. Sono così passati quasi 5 anni dall’inizio di questa vicenda e, finalmente, il 17 ottobre la Commissione tributaria ha depositato una sentenza con cui ha dichiarato cessata la materia del contendente e condannato l’Agenzia delle entrate al pagamento di 10.450 euro, come risarcimento delle spese processuali. Ma permangono tutti gli altri danni che Nughes ha subìto e che saranno certamente oggetto di separata valutazione da parte di un tribunale civile».
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