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Olbia

Addio a Rusconi, il presidente sognatore dell'Olbia calcio

Guido Piga
Franco Rusconi sorridente con il pubblico del Nespoli alle spalle (Foto Gavino Sanna)
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Franco Rusconi sorridente con il pubblico del Nespoli alle spalle (Foto Gavino Sanna)

Sognava di portare la squadra in serie B: tutti gli volevano un gran bene

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OLBIA. Ciao, Franco. Lui voleva essere chiamato così, da tutti: né presidente, né signor Rusconi. Solo Franco. Era il suo modo di interpretare la vita: diretto, leale, anche ingenuo, a Franco Rusconi, presidente dell'Olbia calcio per tre stagioni, si poteva volere solo bene. Se n'è andato qualche ora fa e, onestamente, è impossibile non essere tristi.

Rusconi è stato un grande imprenditore e, nel calcio, un grande sognatore. Figlio di due medici, diede un dispiacere ai genitori: non scelse la facoltà di medicina, scelse di lavorare quando non era ancora maggiorenne. Non grande come la morte del fratello, Ricky, un calciatore promettente, a soli 20 anni.

Nella sua Brescia, Franco Rusconi si diede all'occupazione principale della città: il ferro. Aveva cominciato come rappresentante e, visto che faceva numeri da record, si era messo in proprio. Aveva aperto una fabbrica: si alzava all'alba, tornava a casa di notte. "Lavoravo anche 12, 14 ore al giorno. Come tutti". Non aveva mai negato di aver fatto i soldi, ma aveva ammesso che la vita se l'era goduta, sempre. Belle macchine (amava correre), belle donne, belle amicizie.

Si era messo in  testa di essere malato e aveva venduto la fabbrica. Si era dato all'immobiliare, nella sua Porto Rotondo, località che frequentava dagli anni Sessanta. Poi, il calcio. Si era innamorato dell'Olbia, l'aveva comprata e aveva cominciato a puntare in alto. Tra alti e bassi, tra ingenuità e colpi di genio, Rusconi è diventato un personaggio. Gli volevano bene, a Olbia: davvero. Non stava già bene, faceva fatica, spesso sbagliava (mal consigliato). Ha speso una fortuna in quell'avventura calcistica (che gli è costata un fallimento). Ma alla fine anche quell'esperienza se l'è goduta alla grande: il sorriso non gli mancava mai, lui che aveva vissuto momenti più duri. Rimarrà nella piccola storia di Olbia un episodio, che dà l'idea della grandezza umana di Rusconi. Dopo una sconfitta, aveva deciso di licenziare Paolo Ferrario, "Ciapino", l'allenatore di cui si fidava ciecamente. Ferrario era un grande amico di Rusconi.  Rusconi lo aveva chiamato in una sala degli spogliatoi del Nespoli, lo aveva fatto sedere accanto a sé, lo aveva abbracciato e, davanti ai giornalisti, gli aveva detto: "Paolo, io e te siamo amici da sempre, io ti stimo e ti voglio bene. Ho  pensato che serva dare una scossa alla squadra e dunque, se sei d'accordo, dobbiamo trovare un altro allenatore... Sono sicuro che io e te faremo il meglio".

Rusconi se n'è andato senza veder realizzato un suo sogno: l'Olbia in serie B. Lui ci credeva fermamente, diceva che Olbia era una città dinamica, che guarda al futuro, e che aveva il diritto di pensare in grande anche nel calcio. Difficile dire se l'Olbia potrà mai arrivare in serie B, ma, se lo farà, quel giorno Rusconi, lì in alto, smetterà di discutare di affari, belle donne, calcio, e sorriderà. Perché quella vittoria sarà anche sua. 

 

 

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