Allarme depressione anche in Gallura, ma si può guarire
Il problema è stato sollevato durante un convegno Donne, disoccupati e giovani tra i soggetti più a rischio
OLBIA. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la depressione, entro il 2030, sarà la malattia cronica più diffusa nel mondo. Intanto, oggi, una persona su 5 soffre di disturbi dell’umore e anche in Gallura la media è più o meno questa. L’allarme è forte, dunque. Ma la depressione si può curare. Se n’è parlato all’Expo’, in un incontro organizzato in occasione della giornata europea della depressione, voluta dal ministero della Salute e dalla Onlus Italia Eda, col patrocinio del Comune e della Asl. Si è discusso di “diverse sfumature di depressione”, mettendo le generazioni a confronto. Sì, perché questa è una malattia che colpisce tutti, ma soprattutto le donne e sempre di più i giovani. I sintomi principali? Un sondaggio dell’Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna), mette al primo posto i pensieri negativi e poi la solitudine e la tristezza. Ma tra i soggetti a rischio ci sono i disoccupati «in quanto - spiega la psichiatra Maria Efisia Meloni, responsabile scientifico del convegno - il lavoro per l’uomo rappresenta un fattore di basilare equilibrio e di sviluppo e quando viene a mancare è evidente che vi siano delle probabilità di riscontrare effetti negativi su una vasta sfera psicosociale. Da qui la necessità di fare prevenzione, proprio perché dalla depressione si guarisce. Fondamentale il rapporto tra terapeuta e paziente: è indispensabile una diagnosi precoce, ma è altrettanto importante da parte del medico creare una relazione di fiducia con il suo paziente. Rilevante anche il ruolo dei medici di medicina generale, in quanto rappresentano per molti pazienti una “base sicura” di riferimento».
Durante il convegno sono emerse numerose problematiche, oltre a quelle legate alla salute psicofisica e ai disagi socio economici, ed è stato ribadito il ruolo chiave del lavoro in gruppo. «I diversi professionisti, tra cui gli operatori della salute mentale - continua la Meloni -, devono operare in sinergia con il Comune e le associazioni di volontariato: il confronto deve essere continuo per porsi validi obiettivi e migliorare la qualità della vita delle persone».
«E per farlo - aggiunge Rina Pileri, ginecologa, presidente dell’associazione “Isola Madre” e corresponsabile scientifico del convegno - bisogna stare vicino alle persone, bisogna ascoltarle e non farle sentire più sole». Un concetto sottolineato più volte dalla Pileri quando ha parlato di elaborazione del lutto nell’aborto. «Che non è un lutto di serie B e può essere vissuto come grande dolore, non condivisibile, perché non capito, oppure con vergogna e grande senso di colpa per un atto che non può avere perdono. Spesso la condivisione del lutto, anche dopo lungo tempo, risolve queste grandi sofferenze».
Apprezzati gli interventi dell’assessore ai Servizi sociali Patrizia Bigi e dei medici Giovanni Barroccu (che è anche segretario regionale Fimm), Domenico Mannironi, Giorgio Rivasio e Antonangelo Coradduzza. (s.p).
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