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Olbia

Tempio, si incatena in tribunale: «Dopo l'alluvione dormo ancora in auto»

di Giampiero Cocco
Tempio, si incatena in tribunale: «Dopo l'alluvione dormo ancora in auto»

Paolo Muzzetto ha subito seri danni a due appartamenti nel novembre 2013. Da allora chiede inutilmente di poter beneficiare di risarcimenti e contributi

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OLBIA. Si è incatenato ieri mattina ai cancelli del tribunale, mentre pioveva a dirotto, per richiamare su di se l’attenzione di istituzioni e amministrazione comunale che, a suo dire, lo costringono da 4 anni, a dormire in auto. Paolo Muzzetto, un pensionato di 57 anni più volte salito (suo malgrado) alla ribalta della cronaca, “abita” nella sua casa di via Danimarca, rimasta sommersa dall’acqua e dal fango dell’alluvione del 2013.

Una casa ormai senza alcun comfort, infatti mancano luce, acqua e riscaldamento. Da tempo l’uomo dorme in auto, e ritiene d’essere uno dei tanti “dimenticati dell’alluvione 2013” dovuta al devastante e luttuoso passaggio del ciclone Cleopatra. «Non ho altra possibilità, se non quello di incatenarmi davanti a tutti, per portare a conoscenza del mio caso gli amministratori e la magistratura», ha spiegato ieri l’uomo mentre si riparava dalla pioggia battente sotto il colonnato d’ingresso al tribunale di Tempio.

L’uomo, un ex muratore, ha spiegato in diverse circostanze di vivere con un vitalizio da fame, una pensione mensile di 337 euro. «Con questi soldi io devo tirare avanti. Ho due case, ma è come se non avessi nulla perché il ciclone Cleopatra mi ha distrutto tutto: ho subìto e documentato un danno di 118mila euro». Paolo Muzzetto conserva e lettere indirizzate e protocollate dal Comune con le quali chiede d’essere risarcito per i danni subiti nelle sua case, danni che non potra riparare essendo squattrinato.

«Sono ancora visibili i segni della devastazione, esattamente come 3 anni fa. Ho ricevuto 2mila euro dalla Croce Rossa e un buono da 100 euro per la spesa, subito dopo l’alluvione, per qualche mese. Poi più niende», aveva raccontato in precedenza ai cronisti. Dopo di allora tutto è rimasto lettera morta, da qui la decisione di proseguire nella sua solitaria protesta incatenandosi all’ingresso del tribunale. Il pensionato chiede soltanto che gli aiuti economici promessi dalle diverse istituzioni lo mettano nella condizioni di poter riparare le sua case, una della quali, una volta data in locazione, gli consentirà di vivere dignitosamente e uscire dall’incubo in cui è precipitato nel novembre del 2013, quando il ciclone Cleopatra lo privò del suo sostegno economico.

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