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Olbia

Crisi idrica continua il silenzio La Cna: «Occorre fare in fretta»

di Marco Bittau
Crisi idrica continua il silenzio La Cna: «Occorre fare in fretta»

Il presidente Benedetto Fois fuori dal coro: «Bene le soluzioni proposte, ma servono soldi e tempo In altri paesi si utilizzano i dissalatori, ma da noi c’è sempre l’industria “del tubo” che prevale»

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OLBIA. «Occorre fare presto e agire con buon senso, altrimenti l’emergenza idrica diventerà un dramma per la Gallura». Così Benedetto Fois, presidente della Cna Gallura e membro del Tavolo delle associazioni che da mesi si confronta con la Regione per individuare possibili soluzioni. Un confronto che nelle scorse settimane ha portato a Olbia l’assessore e un’intera commissione del consiglio regionale per valutare la situazione insieme ai sindaci e alle associazioni. Dopo quell’incontro però è calato il silenzio e la Gallura adesso è in ginocchio.

Proprio dalle associazioni di categoria giunge il sollecito alla classe politica. E giunge anche un segnale d’allarme: «Perché deve vincere sempre l’industria “del tubo”, cioè la fabbrica delle condotte e dei grandi appalti per costruirle?».

«Si faccia pure il collegamento dal Loddone per convogliare acqua nella diga del Liscia – riflette Benedetto Fois – sarà utilissimo, ma non può che essere una soluzione a medio e lungo termine che richiederà molto tempo e molti soldi. Purtroppo non risolverà l’emergenza che, per definizione, necessità di soluzioni rapide». «In ogni caso – aggiunge il presidente della Cna – si tratta sempre di una soluzione tampone, perché ormai parliamo ancora di dighe e corsi d’acqua ma si dovrebbe parlare piuttosto di pozzanghere. Insomma, se siamo di fronte a una emergenza mi pare che la risposta non sia conseguente. Mi chiedo perché non vengono prese in considerazione opzioni come quella dei dissalatori, come succede in molti altri paesi. Oppure il riutilizzo dell’acqua dopo la depurazione, almeno per gli usi agricoli».

«Sul problema dell’acqua – continua Benedetto Fois – in questi tempi di crisi dobbiamo fare un ragionamento più generale, legato anche al turismo e al lavoro. Se scarseggia una risorsa fondamentale come l’acqua non ci può essere turismo né impresa. Per non parlare della qualità dell’acqua erogata, con i sindaci sempre più spesso costretti a ordinare il divieto di uso potabile. All’estero, da territori votati al turismo come il nostro, questo problema non esiste. Ad esempio, penso alle isole Baleari dove l’industria turistica è enormemente superiore alla nostra e la risorsa idrica è talmente strategica che non esiste l’ipotesi che possa venire meno. Ecco allora l’utilizzo dei dissalatori, cioè una possibile soluzione definitiva del problema. Da noi però queste ipotesi non vengono minimamente prese in considerazione, perché preferiamo sempre costruire condotte. Da noi vince sempre l’industria “del tubo” e dei maxi appalti. Forse per questo nel 2016 l’emergenza idrica ci sembra ancora un problema irrisolvibile e aspettiamo che la soluzione arrivi dal cielo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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