La storia millenaria riaffiora a “Lu Brandali”
SANTA TERESA. La pioggerella durante la visita al villaggio nuragico Lu Brandali esalta l’odore della terra argillosa e compatta delle tre capanne riportate da poco alla luce. Si mescola col profumo...
SANTA TERESA. La pioggerella durante la visita al villaggio nuragico Lu Brandali esalta l’odore della terra argillosa e compatta delle tre capanne riportate da poco alla luce. Si mescola col profumo del sottobosco che circonda quest’angolo suggestivo di Santa Teresa, al riparo dai venti. Gli oggetti riaffioranti dalla storia millenaria del sito archeologico durante la recente campagna di scavo promossa dal Comune, sotto la direzione dell’archeologa Letizia Lemmi, in collaborazione con la Soprintendenza archeologia della Sardegna, testimoniano ancora una volta la vita laboriosa degli antichi abitanti del villaggio. «La matrice custodita per millenni nella capanna numero 7, una delle tre riportate alla luce ai primi di novembre – racconta l’archeologa durante la presentazione al pubblico delle ultime scoperte -, è la prova non solo che nel villaggio venisse praticata la fusione del bronzo, ma abbiamo la prova delle fasi di progettazione che precedevano la realizzazione di uno stampo, in questo caso per produrre una spada. Tra gli oggetti un’ansa di brocchetta askoide decorata a occhi di dado e un’altra con una decorazione incisa. E ancora, l’orlo e una grossa parte di un dolio, una conchiglia di grandi dimensioni. Resti ossei faunistici».
Quest’anno sono stati ridisegnati i confini del villaggio. Alle cinque capanne se ne sono aggiunte tre. «Con una particolarità – sottolinea -, due si trovano in un’area isolata rispetto a quelle più vicine, inoltre ci sono alcuni gradini d’accesso a un’area non ancora ben definita». A incuriosire gli addetti ai lavori un muro di circa 10 metri che delimita e chiude l’area a ovest del villaggio. «La capanna non è del tutto circolare – dice -. C’erano lastroni crollati sul pavimento, abbiamo fatto un saggio veloce, ipotizzando che si trattasse di lastre di copertura della struttura». Inserita nell’ambito della 13esima edizione di “Vivere l’archeologia”, la campagna di scavo 2016 ha visto scavare con cazzuole e gli occhi fissi in terra una trentina di studenti universitari. «Così come previsto dalla circolare ministeriale – spiega il funzionario per la Soprintendenza della Sardegna, Rubens D’Oriano -. L’esperienza assegna crediti formativi ma soprattutto insegna loro a scavare».
«La fine di una campagna di scavo rappresenta sempre l’inizio di qualcos’altro – sottolinea Letizia Lemmi -. Questo è Lu Brandali». Nel 2017 il Comune farà uno stop: «Per organizzarci meglio – dice il sindaco Stefano Pisciottu -, il prossimo anno valorizzeremo il sito, per farlo conoscere. Poi riprenderemo le campagne di scavo». Soddisfatta Stefania Taras, assessore alla Cultura: «Il contributo di 50mila euro della Fondazione Banco di Sardegna ha consentito di portare avanti lo scavo iniziato nel 1998, e di ospitare gli studenti universitari, ambasciatori nelle diverse università italiane, non solo del patrimonio archeologico della nostra terra ma anche delle bellezze di Santa Teresa».
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