Clea, ridimensionare per non chiudere
Cassa integrazione e 20 prepensionamenti. Di Lorenzo (Cgil): «Il problema va affrontato ma nessun licenziamento»
OLBIA. Per sopravvivere sul mercato la nuova Clea dovrà essere più snella. Lo storico sovradimensionameno del personale della lavanderia industriale dovrà essere superato. Nessun licenziamento in vista, solo pensionamenti o pre-pensionamenti per chi ha i requisiti. Una misura che si affiancherà alla cassa integrazione. Almeno una ventina i lavoratori in surplus nell'azienda che durante l’inverno subisce un crollo delle commesse. Con la fine della stagione estiva finiscono anche le richieste che arrivano dagli hotel e che costituiscono una fetta importante del fatturato dell’azienda di Gianni Iervolino. «Uno sbilanciamento noto da sempre ma che oggi, alla luce della situazione di crisi della Clea e della richiesta di cassa integrazione al ministero deve essere affrontato – spiega Luisa Di Lorenzo, segretaria territoriale della Cgil –. Ma lo sfoltimento del personale non avverrà con i licenziamenti. Si cercherà di capire chi ha i requisiti per andare in pensione».
Dopo l'accordo raggiunto a Cagliari tra sindacati, Regione, associazione degli industriali e azienda per il percorso di cassa integrazione, si è svolta una prima assemblea con le lavoratrici Clea. Al tavolo i rappresentanti regionali e provinciali della Cgil. «L’incontro si è svolto in un clima sereno – dice la segretaria Di Lorenzo –. La volontà comune di preparare un piano industriale che salvaguardi i posti di lavoro e il futuro dell'azienda ha tranquillizzato un po’ gli animi».
La prossima assemblea sarà tecnica. I sindacalisti illustreranno dal punto di vista normativo il percorso che la Clea dovrà seguire per arrivare alla cassa integrazione straordinaria. «Ci sono delle novità rispetto alla vecchia normativa – aggiunge Di Lorenzo –. Prima veniva concessa in modo automatico. L’azienda doveva dimostrare solo di essere in crisi. Oggi invece è indispensabile presentare un piano industriale con cui l’impresa si impegna a superare il momento di difficoltà. Se il piano non c'è la cassa straordinaria viene respinta». Un impegno non da poco per la Clea, impresa in crisi in parte per le difficoltà del settore delle lavanderie industriali. In parte per il debito accumulato da Iervolino dopo aver perso il primo round dell’arbitrato con la Asl di Nuoro. Un debito da 4 milioni di euro. Un ko giudiziario che le impedisce di partecipare a nuove gare di appalto. «Ci stiamo lavorando e siamo ottimisti – conclude la sindacalista che insieme a Marino Bussu e Giacomi Migheli è al fianco delle dipendenti Clea sin dall'inizio della vertenza – . Il lavoro su questo territorio fortunatamente c'è. Siamo in stretto contatto con l’imprenditore perché presenti un piano industriale che consenta il via libera alla cassa integrazione da parte del ministero».
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