La Nuova Sardegna

Olbia

Addio a Patrizia: «Ha donato speranza»

di Enrico Gaviano
Addio a Patrizia: «Ha donato speranza»

Il marito: «I suoi organi trapiantati la faranno rivivere in tante altre persone». Il rito officiato dal vescovo Sanguinetti

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OLBIA. «Mi hanno detto che il cervello era irrimediabilmente danneggiato, ma che il resto del corpo era sano. Così ho deciso che avremmo donato gli organi di Patrizia, per farla rivivere in tante altre persone». Paolino Piccinnu ha preso la parola alla fine del rito funebre di ieri mattina alla chiesa della Sacra Famiglia. Ed ha reso ancora più toccante ed emozionante il momento dell’ultimo saluto a Patrizia Bigi, l’assessora comunale ai servizi sociali morta martedì. «Quello che è capitato a me non lo auguro a nessuno – ha aggiunto –. Ma se vi dovesse capitare, fate come abbiamo fatto noi: donate gli organi. Perché è una cosa bella, bellissima, anzi di più». Così ha concluso al microfono il suo intervento il marito di Patrizia Bigi, che è stato subito sommerso dall’applauso della gente che ha gremito la chiesa e il grande sagrato della Sacra Famiglia. Una cerimonia, e non c’erano dubbi, a cui ha partecipato un mare di gente, a rappresentare tutta la città commossa, colpita e sconvolta dal dramma della famiglia Piccinnu-Bigi.

La messa doveva iniziare alle 10.30 ma già mezz’ora prima non si trovava un posto fra i banchi della chiesa di via Roma. Presenti diversi sindaci a cominciare da Settimo Nizzi, primo cittadino di Olbia, il deputato Gian Piero Scanu e due consiglieri regionali galluresi Giuseppe Fasolino e Giuseppe Meloni. In fondo, il gonfalone dell’associazione “Un incontro, una speranza” e più indietro quello dell’Aido, l’associazione donatori d’organo. Il rito è stato officiato dal vescovo Sebastiano Sanguinetti. Ad accompagnarlo il coro olbiese “Lorenzo Perosi”.

Nella sua omelia il vescovo ha detto intanto che «Olbia, tutta Olbia è voluta essere presente a questo momento, per salutare Patrizia Bigi. Una donna poliedrica, imprenditrice, mamma, donna immersa nella politica, ma anche una sportiva». Poi Sebastiano Sanguinetti ha parlato della sua recente conoscenza con l’assessora. «Pochi mesi di conoscenza – ha sottolineato il vescovo –, ma che sono bastati a capire la sua forza, la volontà di aiutare i poveri e gli umili. Con lei e con questa amministrazione abbiamo completato un lavoro avviato con la precedente amministrazione, firmando la convenzione per la casa dedicata ai poveri di via Canova. Una donna viva e vivace, che nel progetto politico ha messo tutto il suo impegno, sino all’ultimo».

Dopo, al microfono è andata Maria Antonietta Cossu, presidente della commissione ai servizi sociali, amica di Patrizia Bigi con cui ha lavorato fianco a fianco in questi mesi. «La sua caparbietà – ha detto – la portava sempre all’essenza delle cose. Andava in profondità con il cuore. Un cuore che adesso batte nel petto di un’altra persona. Lei che la vita voleva viverla pienamente sarà certamente felice di questo in cielo».

Infine l’intervento di Paolino Piccinnu che ha anche ricordato come le vie dietro la chiesa siano stati «testimoni dei nostri primi baci. Lei aveva 14 anni, io 17. Un legame che in questi anni è diventato sempre più profondo speciale».

Alla fine della messa, il trasferimento del feretro. La bara, è stata accompagnata nell’ultimo tratto di via Roma sino al cimitero da un corteo lunghissimo mentre davanti i componenti della banda Felicino Mibelli suonavano l’Ave Maria di Schubert. Un altro momento toccante, emozionante, indimenticabile.

Nel cimitero il marito Paolino e il figlio Fabrizio hanno accolto l’enorme quantità di persone che hanno voluto porgere personalmente le condoglianze. Quindi la tumulazione della bara nella cappella della famiglia. Una bara che ha una storia particolare, perché Paolino, il marito, l’ha definita un mobile. «L’abbiamo costruita apposta per lei – ha ricordato con orgoglio –. Non potevamo certo seppellirla in una bara normale, non avrebbe certo voluto così.

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