La Nuova Sardegna

Olbia

Storie di immigrati e accoglienza

Al convegno del Labint i racconti di chi fugge dalla guerra e in città si sente a casa

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OLBIA. Indossano felpe e scarpe alla moda. Hanno voglia di studiare e sognano di imparare un mestiere. Sembrano due giovani qualsiasi, invece si lasciano alle spalle una scia fatta di guerre, persecuzioni e disperati viaggi su barconi mezzi scassati. Sono due migranti riusciti a fuggire quasi per miracolo. Ousman Fatty ha 22 anni e viene dal Gambia, paese africano che si affaccia sull'oceano Atlantico. Abdullahi Abdi Gesey ha invece 18 anni e viene dalla Somalia. Adesso la Gallura è diventata un po’ per caso la loro terra promessa. Qui sperano di voltare pagina e cominciare una nuova vita. Ieri anche loro hanno seguito il convegno «Non solo pane», organizzato da Labint, Libere energie e comunità cristiana “Per le strade del mondo”.

Passato di terrore. Ousman parla un buon italiano e in Gambia studiava ingegneria. Ora vive nel centro di accoglienza di Aglientu. È scappato dal suo paese perché la repressione del governo di Yahya Jammeh ha colpito la sua famiglia. «In Gambia c'è una dittatura. Mio padre faceva politica. È stato incarcerato ed è morto nel 2007 – racconta –. Nel 2014 la polizia ha arrestato i miei fratelli. Quindi io sono scappato, mi sono imbarcato in Libia e sono arrivato a Cagliari». Ad Aglientu ora fa il mediatore. «A me piace stare qui, ho già molti amici – dice –. Lo scorso anno ho giocato anche in diversi tornei di calcetto. Sì, avverto un po' di razzismo. Però la società è fatta così, anche in Gambia ci sono persone buone e meno buone. Ma in molti parlano perché non sanno cosa significa vivere in Africa». Abdullahi è appena maggiorenne. Ha lasciato la Somalia dieci anni fa per andare in Kenia come rifugiato, insieme alla mamma e i fratelli. Il padre invece è rimasto in Somalia. «Non posso tornare nel mio paese – dichiara il giovane –. Quindi anche io mi sono imbarcato in Libia, da solo. Ho lavorato per diversi mesi in cambio del viaggio. Adesso vivo a Olbia e dormo al dormitorio di via Canova. Mi piace questo paese, mio nonno parlava l'italiano perché la Somalia era una colonia italiana».

Il convegno. La giornata di ieri è stata divisa in due parti: di mattina c’è stato l’incontro con gli studenti, di pomeriggio con i cittadini. Una iniziativa coordinata dalla giornalista Caterina De Roberto, voluta per illustrare buone pratiche di accoglienza e fornire correte informazioni sul fenomeno dell’immigrazione. (d.b.)

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