La Nuova Sardegna

Olbia

Salviamo i Centri antiviolenza, il loro ruolo è fondamentale

di Enrico Gaviano
Prospettiva donna al corteo "Non una di meno" a Roma
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Prospettiva donna al corteo "Non una di meno" a Roma

La battaglia di Prospettiva donna Olbia: in 8 anni, 2000 casi trattati

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OLBIA. Anche la Gallura porta un pesante fardello di femminicidi. Nomi scolpiti nelle cronache di questi anni: Ada Ciocchetti, Camille Fary, Antonia Maria Cirillo, Elisabetta Naddeo, Isabelle Vambelle. Nomi diversi e anche modalità diverse nella loro uccisione. Ma un denominatore comune: la violenza dell'uomo su una donna, considerata, sia essa estranea, moglie, prostituta, fidanzata, donna di cui ci si è invaghiti, solo una proprietà. Un oggetto che se si ribella deve pagare. Venticinque anni di sangue, sono raccolti in quei nomi. Ma il pericolo è sempre dietro l'angolo. Perché in tante case, in tante persone che si conoscono, in quel passante che ti guarda con occhi strani, ci può essere un dottor Jeckyll che si trasforma in mister Hyde. Da affettuoso a manesco, da suadente a violento, da dolce a omicida. La lotta è aperta. In Gallura, per esempio, il Centro antiviolenza Prospettiva donna, snocciola numeri da paura. Ha iniziato la sua attività nel 2008. Prima era una semplice associazione che cercava di aiutare le donne. Poi con la nascita dei centri, Patrizia Desole e le sue compagne di avventura hanno fatto il salto: ascolto, accoglienza, conforto, messa a disposizione di psicologi e legali, casa protetta per accogliere chi è in fuga da un incubo, dalle botte ricevute magari perché la minestra non era ben calda, da un'arma che continua a essere brandita come minaccioso giudizio finale sul rapporto di coppia. In questi otto anni le donne dell'associazione dicono di aver avuto a che fare con circa duemila casi. Un numero incredibile. Circa 250 casi all'anno, nella sola, piccola Gallura che non arriva a 130mila abitanti in tutto. Proporzioni allucinanti del fenomeno. Per questo è importante sostenere i centri antiviolenza. Sono l'unico posto, al momento, in cui le donne possono rifugiarsi. Perché anche le denunce alle autorità, pur importanti e necessarie, spesso non bastano. La magistratura talvolta deve rimettere in libertà i maneschi o se cerca di costringere gli uomini a star lontano dalle donne vittime di stalking, spesso queste misure vengono disattese. Fondi e sostegno ai centri, otto in Sardegna, sono la base per poter portare avanti una lotta seria contro la violenza sulle donne.

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