La Nuova Sardegna

Olbia

De André: «Ho la Gallura nel sangue»

di Giuseppe Pulina
De André: «Ho la Gallura nel sangue»

Cristiano, figlio del cantautore, ha presentato il suo libro e parlato dei legami con il territorio. «Piazza Faber? Va resa viva»

3 MINUTI DI LETTURA





TEMPIO. Il cielo stellato scrutato nelle notti estive con gli occhi del bambino che si lascia stregare dai bagliori del mare. È questo il primo, incancellabile ricordo che il paesaggio della Gallura ha impresso nella vivida immaginazione di un giovanissimo Cristiano De André quando giunse per la prima volta in vacanza nell’isola insieme al padre Fabrizio e alla madre Puny.

Un imprinting fortunato, perché col tempo la Gallura delle vacanze si è trasformata nel luogo di un lungo soggiorno. Ed è così che la terra dei graniti e delle sughere si è fusa umoralmente con l’anima dell’artista negli anni del suo apprendistato di uomo e musicista. «È una questione di sapori e odori, come il maestrale che respiriamo, e queste sensazioni sono tra i ricordi più belli del mio primo impatto con la Sardegna». La Gallura che gli è entrata nel sangue trova espressione anche nell’uso, a volte piacevolmente disinvolto, del gallurese, retaggio di un legame diventato indissolubile. Questa è solo una parte della “Versione di C”, l’autobiografia scritta da Cristiano De André insieme a Giuseppe Cristaldi, presentata a Tempio davanti al pubblico delle grandi occasioni, fatto di curiosi, potenziali lettori e molti fan. Ovviamente non poteva esserci location più indicata dello spazio Faber collocato nell’omonima piazza, quella che nei mesi scorsi aveva suscitato una ridda di polemiche, scatenando i pareri più contrastanti. Un argomento sul quale anche Cristiano De André si è fatto un’idea precisa: «La ritengo un’opportunità che va oltre il tempo e che va resa viva. È, d’altronde, una piazza dove c’è la mano di un grande artista, con un grande valore intrinseco e tutta da valorizzare». La Gallura di Cristiano De André porta anche il nome di figure che ne hanno accompagnato gli anni sardi. Tra queste c’è quella di Filippo Mariotti, il fattore dell’Agnata, l’amico fraterno del padre Fabrizio, il contadino saggio che non poteva mancare al suo debutto di scrittore nella città che lo ha visto crescere e frequentare le scuole. «Se per mio padre è stato un vero e proprio braccio destro, per me Filippo ha rappresentato un punto di riferimento». È un De André “pacificato”, in sintonia con sé stesso, quello che si è pubblicamente raccontato a Tempio. Rispetto alle altre tappe del mini tour nell’isola, il ritorno in Gallura ha avuto il merito di far emergere aspetti meno noti e per così dire più intimi e personali. E questo grazie anche al libro edito da Mondadori, «un libro - dichiara l’artista - che mi è costato un grande sforzo, perché mettersi a nudo e guardarsi dentro non è mai facile». Le esplorazioni letterarie e gli esercizi introspettivi di Cristiano De André non finiscono però qui. «L’autobiografia è un punto di ripartenza - dichiara - tant'è che io e Cristaldi stiamo per scrivere un altro libro». Non sarà un’appendice della “Versione di C”, ma un romanzo. Difficile prevedere se la Gallura potrà avere ancora un ruolo di primo piano.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative