La Nuova Sardegna

Olbia

Clea, il ministero non concede la cassa integrazione in deroga

di Serena Lullia
Clea, il ministero non concede la cassa integrazione in deroga

La legge non dà gli ammortizzatori sociali ad aziende in liquidazione come la lavanderia di Iervolino Per scongiurare i licenziamenti i dipendenti saranno messi in ferie e poi si passerà all’orario flessibile

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OLBIA. Il viaggio da Roma non porta sorrisi in casa Clea. Il ministero non ha concesso la cassa integrazione alla lavanderia industriale di Gianni Iervolino. In base alla nuova legge non si possono concedere gli ammortizzatori sociali alle imprese che sono in liquidazione. E la Clea lo è dopo aver iscritto nel bilancio un debito che supera i 5 milioni di euro. 4 milioni sono legati al lodo arbitrale perso dalla lavanderia con la Asl di Nuoro. Gli altri sono di imposte non pagate allo Stato.

I sindacati lavorano a una soluzione alternativa per far galleggiare la lavanderia fino all’estate, quando il ramo d’azienda resort, legato agli hotel, ricomincia a ricevere le commesse. I dipendenti per tutto il mese di dicembre verranno messi a turno in ferie forzate. A gennaio si seguirà la stessa procedura. Poi si valuterà la flessibilità degli orari.

Il vertice romano. Al tavolo del ministero del Lavoro erano seduti Marino Bussu, segretario Filctem-Cgil; il direttore di Confindustria del nord Sardegna Giansimone Masia; il segertario della Femca Cisl Luca Velluto; i funzionari del ministero; il liquidatore della Clea Giorgio Corrias. «Purtroppo dal primo gennaio 2017 cambiano le regole per la cassa integrazione straordinaria – spiega il segretario Filctem-Cgil Marino Bussu – che non può essere concessa alle aziende in liquidazione. Un paradosso di fronte al quale non abbiamo però strumenti per opporci».

Clea e sindacati avevano presentato al ministero anche un piano di rientro, così come previsto dalla normativa. «Per fortuna il lavoro c’è, almeno per i prossimi mesi – continua Bussu –. Al momento la Clea ha perso solo i piccoli ospedali di Alghero e Ozieri e lavora in proroga di contratto, fino all’insediamento dei vincitori delle nuove gare, a Olbia e Nuoro. Nel frattempo l’azienda, che deve andare avanti contando sulle sue forze, per non mettere in mobilità nessun dipendente, farà consumare ai dipendenti che non sono utili in azienda nel mese di dicembre, le ferie non godute. Si procederà così anche a gennaio».

Il lodo della speranza. Nel frattempo Iervolino spera che il ricorso contro il lodo arbitrale vinto dalla Asl di Nuoro si concluda a suo favore. E che i 4 milioni di euro di debito iscritti a bilancio possano ridursi. «Se le ferie non dovessero bastare – spiega il segretario Bussu – dovremmo cominciare a parlare di flessibilità dell’orario di lavoro. Resta poi il problema dell’esubero strutturale dell’azienda di almeno una ventina di persone. Anche in questo caso per evitare i licenziamenti si lavora per agevolare l’uscita dei dipendenti a cui mancano pochi anni alla pensione. In alternativa potremmo ragionare sul part-time verticale. Si lavora sei mesi all'anno ma i contributi a fini pensionistici sono di 12 mesi. Il nostro obiettivo è impedire all’azienda che si liberi dei dipendenti».

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