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Domiciliari per l’ investitore

di Serena Lullia
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Il gip non convalida l’arresto di Fabio Petta per omicidio stradale. Oggi il funerale di Vito Spartà

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OLBIA. Con le lacrime agli occhi e la voce più volte interrotta dal pianto Fabio Petta ha ricostruito davanti al gip gli attimi prima dello scontro contro l’auto di Vito Spartà, l'ingegnere di 32 anni morto sulla strada per Pittulongu. Il giudice Elisabetta Carta non ha convalidato la misura cautelare in carcere per Petta, accusato di omicidio stradale, ma ha disposto gli arresti domiciliari. Questa mattina, nella basilica di San Simplicio si svolgeranno i funerali di Spartà, con partenza alle 9,30 dall'ospedale Giovanni Paolo II. La città, con il cuore in lutto, accompagnerà nel suo ultimo viaggio uno dei figli buoni di Olbia.

Udienza travagliata. La stanza dell’ospedale in cui è ricoverato Petta per alcune ore è diventata un’aula di tribunale. Al fianco del ragazzo l’avvocato Giampaolo Murrighile. Petta, 24 anni, era alla guida della Polo che si è schiantata contro la C3 di Spartà nella notte di mercoledì. Un impatto violento che ha fatto ribaltare la Citroen, facendola finire in bilico contro una parete rocciosa. Spartà è stato estratto dalle lamiere dopo un intervento dei vigili del fuoco lungo due ore. Il suo cuore ha però smesso di battere sull’ambulanza. Petta, ricoverato con un trauma cranico e una prognosi di venti giorni è stato trovato positivo all'alcoltest. La quantità di alcol rilevata nel sangue è risultata due volte superiore alla media consentita dalla legge.

Ieri mattina Petta ha rimesso insieme i cocci della memoria. «Il mio assistito ha deciso di rispondere a tutte le domande – spiega l’avvocato Murrighile –. Con dolore ha ricostruito quanto accaduto. Dopo una giornata lavorativa il ragazzo, operaio nella azienda di famiglia, aveva deciso di passare una serata con degli amici. Ha bevuto non più di due bicchieri di birra e poi verso le 21 ha deciso di andare a comprare delle pizze per poi andarle a mangiare a Pittulongu, a casa di amici». Al rientro dalla pizzeria di Viale Aldo Moro, superato il Pozzo sacro, Petta ha raccontato di essere stato abbagliato da delle luci forti. È questo l’ultimo ricordo che dice di avere. Poi c’è stato lo schianto e ha perso i sensi. «È stata una udienza straziante – aggiunge Murrighile –. Il pensiero del mio assistito è tutto rivolto al giovane che non c’è più e alla sua famiglia. Quanto accaduto è una tragedia che ha spezzato due vite. Quella di Vito Spartà e quella del mio cliente che per sempre, pur non assumendosi la responsabilità giuridica, porterà questo peso».

La dinamica. La relazione di servizio dei carabinieri, intervenuti sulla strada provinciale 82 dopo l’impatto, ricostruisce l’incidente attribuendo a Petta la responsabilità di aver invaso la corsia sulla quale viaggiava Spartà. «Non ci sono elementi oggettivi che indichino che la collisione tra le due auto sia stata causata dal mio cliente – aggiunge l'avvocato –. Con profondo rispetto verso la famiglia Spartà e il loro dolore auspico una serie verifica della dinamica dei fatti, sia nell'interesse del mio cliente che nell’interesse dei familiari della vittima». Atteso anche il risultato dell’autopsia eseguita sul corpo di Spartà.

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