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Olbia

Il giudice: «Non facevo favori agli amici»

di Giampiero Cocco
Il giudice: «Non facevo favori agli amici»

Vincenzo Cristiano, il gip ai domiciliari per presunta corruzione, si difende: «I regali? Solo doni ricambiati tra conoscenti»

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ROMA. Il faccia a faccia tra il gip di Roma Giulia Proto e il gip di Tempio Vincenzo Cristiano, finito agli arresti domiciliari per le presunte corruzioni in atti giudiziari si è svolto ieri a Piazzale Clodio, in un clima torrido nonostante i rigori invernali. Vincenzo Cristiano, che si è presentato davanti ai colleghi – all’interrogatorio di garanzia erano presenti i pm Paolo Ielo e Rocco Fava, titolari dell’indagine a carico del magistrato – in condizione di forte soggezione e pressione psicologica –, ha risposto, per oltre tre ore, alle domande che gli venivano poste dal giudice delle indagini preliminare. «Una disamina lucida e precisa – hanno spiegato i legali del magistrato, i cassazionisti Gerolamo Orecchioni e Giovanni Azzena – per ogni singola contestazione, alle quale ha dato spiegazioni che riteniamo sufficenti per chiarire che il suo ruolo di magistrato non è mai stato inficiato dalle amicizie personali». Per scendere nei dettagli Vincenzo Cristiano, deciso a tutelare il suo buon nome nella magistratura, ha spiegato che i regali ottenuti da due persone di sua conoscenza erano «non favori legati alla mia professione, ma semplici e reciproche manifestazioni di amicizia tra conoscenti, rapporti intrecciati tramite conoscenze comuni e i persone di famiglia, e sempre in epoche successive alle sentenze emesse, in perfetta scienza e coscienza nei loro confronti». Vincenzo Cristiano, che ha adombrato a lotte intestine tra Procura e tribunale di Tempio, ha spiegato che la sua conoscenza con Manuel Spano, uno dei coindagati, risale ad alcuni anni fa e che la sentenza di proscioglimento dell’impresario di spettacoli dall’accusa di stalking venne intrapresa in perfetta legittimità, perché non vi erano nei confronti dell’uomo prove tantomeno indizi tali da arrivare ad una dichiarazione di colpevolezza. L’Ipad che Manuel Spano regalò al giudice in occasione di una cene prenatalizia organizzata dalle rispettive compagne venne ricambiato con un abito e una cravatta firmati Marinella, il sarto dei vip di Napoli. Per quanto riguarda i rapporti con Umberto Galizia, un napoletano rinviato a giudizio per usura e cui caso venne trattato dal magistrato e discusso dal riesame, si limitavano all’offerta alla società Farvic – della quale facevano parte soci tra i quali Cristian Ambrosio, finito in cella per vicende di droga , società abbandonata dal magistrato dopo l’indagine a carico dell’Ambrosio – di una serie di piatti e stoviglie per il ristorante da loro gestito a San Teodoro. Per ricambiare questo “omaggio” la Farvic avrebbe acquistato da Umberto Galizia una vetrina da esposizione per prodotti ittici. I legali hanno chiesto la libertà per il magistrato, e una decisione in merito è attesa per i prossimi giorni.

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