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Olbia

Alluvione, parla un consulente: «Quel canale era un pericolo»

Alluvione, parla un consulente: «Quel canale era un pericolo»

Nuova udienza al processo in tribunale, oltre il tecnico Cristian Iavarone sentiti anche due testi «Il corso d’acqua lungo via Belgio era tombato, pieno di arbusti e privo di barriere di protezione»

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OLBIA. Tombato per 40 metri, privo di manutenzione ordinaria e straordinaria, ricoperto di arbusti e canne, senza alcuna barriera di protezione dalla strada. Il canale di via Belgio, in cui Patrizia Corona e la piccola Morgana morirono il 18 novembre 2013, è stato descritto così da Cristian Iavarone, consulente di parte, chiamato al banco dei testimoni dall’avvocato di parte civile Giampaolo Murrighile nel processo per l’alluvione di tre anni fa. Il tecnico ha illustrato nei dettali la relazione sullo stato del canale di via Belgio, alcuni giorni prima del passaggio di Cleopatra e nei giorni successivi. Una relazione minuziosa, corredata anche da immagini, in cui Iavarone sostiene tre motivi alla base dei quali il fiume esondò in quel modo così violento, ingoiando case e vite.

Canale tombato. Iavarone ha messo in evidenza la conformazione del canale, «per natura incapace di sostenere quella portata straordinaria di acqua perché sottodimensionato». Il canale è infatti tombato per quaranta metri e con una strozzatura proprio all’incrocio con via Cina.

Manutenzioni assenti. Secondo il tecnico di parte civile il canale si trovava in una situazione di abbandono, legato all’assenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie. La conferma di questa tesi arriverebbe anche dalla presenza più che florida di arbusti e canne sia sugli argini, sia dentro il canale.

Zero sicurezza. Il terzo elemento su cui si fonda la relazione del tecnico di parte civile è la totale assenza di sicurezza. Tra il canale e la strada non c’era alcuna opera divisoria «sebbene quell’area fosse inserita già da allora nella mappa delle zone a rischio idrogeologico». Per chi si trovò a percorrere quel tratto in macchina durante l’alluvione, come accadde a Enzo Giagoni, padre della piccola Morgana e marito di Patrizia Corona, era impossibile distinguere dove finisse la sede stradale e dove cominciasse il canale.

Gli ultimi testimoni. Oltre alla consulenza di Iavarone, sono stati ascoltati gli ultimi due testimoni di parte civile. Mario Petta e Daniele La Greca, abitanti di via Belgio e via Messico. Attraverso la loro voce, a tratti emozionata, sono stati rivissuti quei tragici momenti: il fiume che inonda la strada, la macchina della famiglia Giagoni che si inabissa, il tentativo dell’uomo di ributtarsi in acqua per salvare la moglie e la bambina.

Nuovo step. Finita l’audizione dei testimoni di parte civile, si passerà ora ad ascoltare i 280 testimoni della difesa. Prima però gli imputati (l’ex sindaco di Olbia Gianni Giovannelli e quello di Arzachena Alberto Ragnedda, i dirigenti del comune olbiese Antonello Zanda, Gabriella Palermo, Giuseppe Budroni e un funzionario provinciale, Federico Ceruti Ferrarese, accusati di omicidio colposo, disastro ambientale e mancata attivazione delle procedure d'allarme), potranno chiedere di essere sentiti. (se.lu)

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