Rivoluzione dehors, baristi e ristoratori sul piede di guerra
Si discutono oggi in Consiglio le nuove regole per i gazebo Rino Piccinnu (Pd): il provvedimento dev’essere sospeso
OLBIA. I dehors della discordia agitano baristi e ristoratori. Oggi le nuove regole sui gazebo decise dall’amministrazione Nizzi approdano in consiglio comunale, ma tra i commercianti c’è grande malumore: per molti di loro si tratta di buttare all’aria investimenti a molti zeri già fatti per adeguarsi al nuovo regolamento, in diversi casi, i dehors dovranno proprio essere smantellati. Il che significa, meno tavolini, meno clienti, meno fatturato. E di conseguenza anche tagli all’occupazione.
Le nuove regole. La variante al regolamento dei dehors che approda oggi in aula consiliare prevede in sintesi questo: niente strutture chiuse nel centro storico. Tavolini e sedie fuori da bar e ristoranti potranno essere coperti solo da ombrelloni o tende, senza nessuna delimitazione intorno, fioriere comprese, e staccati dai muri dei locali, in maniera che il centro storico sia ben visibile. Nelle vie a traffico intenso – viale Aldo Moro, via Roma, via Mameli, via Vittorio Veneto e via Barcellona – invece, i gazebo che occupano la sede stradale, dovranno proprio essere smantellati: potranno occupare solo metà del marciapiede.
Le proteste. È quello che dovrà fare, ad esempio, il titolare del Cafè Plaisirs, in viale Aldo Moro. «Questo gazebo che ora devo buttare via mi è costato 16mila euro: quanti caffè devo vendere per ammortizzare l’investimento? Questo spazio mi fa fare un buon fatturato, ora ho quattro dipendenti: sarò costretto a dimezzare il personale. Sono pronto ad adeguare la struttura pur di lavorare, ma il problema è che il gazebo lo devo proprio eliminare. Si stanno usando due pesi e due misure fra noi e il centro storico». Altrettanto dovrà fare il dirimpettaio Salvatore Arras, del Bar Tore. «Con la precedente amministrazione sono stato il primo e l’unico a smontare la pedana e sono rimasto fregato perché nessun altro l’aveva tolta, sostenendo spese per toglierla e poi ripiazzarla – dice – Questa volta, sarò l’ultimo». La rabbia non diminuisce al centro storico, anzi. «No comment», taglia corto Pier Mario Serra, del ristorante La tasca, in via Cavour 3. «Dal punto di vista estetico, il sindaco, ha ragione – incalza Cristian Dentis, di “In vino veritas”, in Corso Umberto – Ma per noi c’è un problema pratico: all’interno del locale ci stanno solo 6 tavolini – Tra l’altro, avevo già presentato un progetto adeguandomi al regolamento di Giovannelli. Che ora è da buttare».
La Confcommercio. «La preoccupazione è che all’ennesimo sforzo dei commercianti non segua la riqualificazione del centro promessa dal sindaco – commenta il presidente di Confcommercio Pasquale Ambrosio – Vorremmo che si proceda al contrario, o perlomeno contestualmente: prima la riqualificazione, e i commercianti si adegueranno di sicuro».
L’opposizione. Intanto oggi in Consiglio si annuncia battaglia. «Invito i commercianti a partecipare alla seduta per dare man forte all’opposizione – attacca Rino Piccinnu (Pd), componente della commissione urbanistica, dove il regolamento è stato già esaminato. Chiederò che il provvedimento venga ritirato e che siano organizzati incontri con i commercianti in tutte le zone della città: il regolamento dev’essere condiviso con i commercianti, non può essere calato dall’alto. Rimarca la necessità della concertazione anche Patrizia Desole, consigliere di opposizione (Pd) e componente della commissione attività produttive. Che evidenzia anche l’aspetto economico: «Non si possono penalizzare ulteriormente le attività commerciali che già vivono un momento di gravissima crisi economica».
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