Dal 2017 la tariffa sui rifiuti più cara del 5%
Il servizio di raccolta costerà 653mila euro in più. La legge impone che la spesa sia coperta coi tributi
OLBIA. Il Governo ha salvato le tasche degli olbiesi dalla Tasi, la tassa sui servizi indivisibili. Ma nulla potrà fare contro l’aumento del 4-5% della Tari, la tassa sui rifiuti. La spesa per il 2017 è destinata ad aumentare di 653mila euro. Il dato emerge dal Piano economico finanziario, il documento che per legge individua i costi del servizio. In base alla legge la spesa di gestione del servizio deve essere integralmente coperta dal tributo Tari. I 653mila euro dovranno quindi essere ripartiti sulle tariffe del 2017.
Servizio più caro. La presidente della commissione Attività produttive, Simonetta Lai, illustra in aula il Pef e i rincari. «Sono dovuti ai maggiori costi per le bonifiche dei siti inquinati, dei fanghi, ai monitoraggi delle discariche, all’aggiornamento del contratto con la De Vizia in base agli indici Istat. Spese che inevitabilmente porteranno a un aumento della Tari».
Reciclare costa. Loda il Pef nella sua impostazione, come documento che offre uno spaccato preciso della differenziata in città. Ma annuncia il voto contrario della Coalizione civica e democratica. Rino Piccinnu vota contro l’aumento dei costi per il servizio di raccolta dei rifiuti e il conseguente aumento della Tari. «Quando è nata in Italia e nel mondo la volontà di ridurre l’indifferenziata si diceva che avrebbe fatto bene all’ambiente ma anche alle tasche dei cittadini – spiega Piccinnu –. La riduzione dei rifiuti da smaltire in discarica avrebbe portato a un taglio delle tasse per i cittadini. Noi invece oggi registriamo un aumento delle tariffe Tari tra il 4 e il 5%. È vero che ci sono delle spese obbligatorie, ma è anche vero che a Olbia il risparmio dal minor conferimento in discarica non c’è. Perché il Cipnes, con presidente Settimo Nizzi, aumentò il costo dello smaltimento da 80 a 135 euro a tonnellata. Non possiamo votare a favore il Pef e ci dispiace. Ma è inaccettabile che anche di fronte alla scoperta di migliaia di nuovi utenti, che prima non pagavano, e quindi nonostante l’aumento dei metri quadri disponibili tassabili, i cittadini pagherann o una Tari più cara». (se.lu.)
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