Università all’ex Ovs, dubbi sull’acquisto
Il palazzo di Corso Umberto è stato comprato dall’Aspo. Piccinnu: «Operazione illegittima, la società non è un’immobiliare»
OLBIA. La scelta di spostare l’università nel palazzo dell’ex Oviesse finisce sotto esame. L’Aspo, la municipalizzata del Comune, ha acquistato l’edificio per un milione di euro all’asta. Per la Coalizione civica e democratica l’operazione immobiliare è illegittima. L’argomento emerge in Consiglio comunale quando si parla dello statuto dell’Aspo. Ma nessuno si aspetti un dibattito. Ascoltare gli interventi dei consiglieri di maggioranza in aula è un sogno che coltivano in tanti. Assente anche il sindaco Settimo Nizzi, unico vero animatore dell’aula.
Acquisto illegittimo. «Nell’oggetto sociale dell’Aspo non c’è scritto che la municipalizzata sia anche una immobiliare – attacca il consigliere del Pd, Rino Piccinnu –. Così come non c’è scritto che possa acquistare edifici e gestire una università. Chiediamo un parere legale su un argomento così importante». Nessuna reazione tra i banchi della maggioranza. Nemmeno quando il tema ritorna per la seconda volta. L’occasione è l’approvazione delle linee di indirizzo alle municipalizzate per il 2017. Quattro gli obiettivi che vengono dati per il nuovo anno. Risultato economico di esercizio al 31 dicembre positivo o almeno in pareggio; contenimento dei costi di funzionamento; rispetto delle disposizione di legge in materia di anticorruzione e trasparenza; mantenimento e miglioramento degli standard qualitativi nell’erogazione dei servizi rispetto all’anno precedente. «Ma nessuno dà come indirizzo all’Aspo di acquistare il palazzo per l’università – sottolinea Piccinnu –. State lasciando da solo il presidente, perché materialmente è stato lui a comprarlo. E che glielo abbia detto il sindaco poco importa perché l’azionista unico della municipalizzata è l’amministrazione tutta. Avremmo voluto votare a favore delle linee guida, ma non possiamo farlo perché manca l’indirizzo più importante. Quello sull’università». La replica asciutta, di estrema sintesi all’osservazione di Piccinnu, arriva da Giampiero Mura, nel suo pluriruolo di presidente del Consiglio, capogruppo di maggioranza, sindaco e vicesindaco. È sua l’unica voce della maggioranza che si sente nell’aula di Poltu Quadu quando non c’è Nizzi. «Con questa delibera stiamo approvando le linee di indirizzo per tutte le municipalizzate». Argomento chiuso. Il tema tanto caro agli olbiesi finisce in archivio.
L’asta. L’edificio in cui hanno sfilato per anni alcuni marchi della grande distribuzione, Standa, Oviesse, Coin Upim, apparteneva alla famiglia Giordo di Tempio. L’immobile è finito all’asta. Ed è proprio lì che il presidente dell’Aspo, Massimo Putsu, l’ha comprato per un milione di euro. L’idea dell’amministrazione Nizzi è far traslocare lì l’università oggi ospitata al primo piano dell’aeroporto Costa Smeralda. Ovviamente l’edificio dovrà essere ristrutturato.
Cambio di luogo. Ma l’idea dell’università al centro non è una novità. L’amministrazione di Gianni Giovannelli per tutto il suo mandato aveva lavorato al trasloco. E aveva individuato nella caserma della finanza, ottenuta per 50 anni dal Demanio a costo zero, l’edificio in cui ospitarla. Un’operazione con tre obiettivi. Recuperare un palazzo storico e abbandonato in un punto strategico di Corso Umberto. Rivitalizzare il centro storico. Creare una cittadella universitaria insieme all’Expo. Progetto demolito dalla giunta Nizzi.
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