Giunta comunale, il Tar decide il 31 maggio
Fissata l’udienza per discutere sulle quote di genere. Polemiche tra il sindaco e Prospettiva Donna
OLBIA. Il Tar ha fissato l’udienza del 31 maggio per la trattazione nel merito del ricorso presentato dall’associazione prospettiva Donna (e da un gruppo di donne tra cui le consigliere comunali d’opposizione Patrizia Desole e Ivana Russu) contro la composizione della giunta comunale che non rispetterebbe le quote di genere. Il ricorso dunque è stato ammesso e il Tar nell’ordinanza ha ritenuto «che le esigenze cautelari prospettate dal ricorrente possono essere soddisfatte mediante fissazione dell’udienza di merito».
Soddisfatta Prospettiva Donna e le altre ricorrenti: «Il tribunale ha “apprezzato favorevolmente” le esigenze cautelari rappresentate e ha fissato un termine molto breve, rispetto ai tempi della giustizia, per la discussione e la sentenza. Sembrano essere stati respinti, tra l’altro, i tentativi del Comune di fare dichiarare inammissibile il ricorso insinuando che le donne che lo hanno presentato non fossero legittimate, nel chiaro intento di sviare l’attenzione dal merito dell’azione del sindaco, vero oggetto dell’esame del tribunale. Le ricorrenti si augurano che questo pur breve intervallo possa essere utilizzato dal sindaco per tornare sulle proprie posizioni e riportare la giunta nella legalità con la nomina di (almeno) altre due donne. In caso contrario, gli avvocati avranno mandato per continuare il giudizio e fare così rispettare il principio della parità di genere sancito dalla legge».
La decisione del Tar è stata interpretata in modo differente dal sindaco. «L'ordinanza soddisfa le ragioni del Comune perché non accoglie la richiesta di sospensione degli atti impugnati, avanzata dai ricorrenti – così Settimo Nizzi – né in alcun modo si esprime sulla legittimazione al ricorso, che non è una insinuazione, come qualcuno ha erroneamente affermato, bensì una eccezione sollevata dalla difesa del Comune secondo le norme del codice del processo. A nulla valgono le interpretazioni di parte, soprattutto la posizione di un consigliere comunale che si presenta come parte d’accusa contro il Comune di cui egli stesso è un amministratore. È questa la deontologia alla quale ci dobbiamo rifare?».
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