Sant’Antonio: impiegata infedele a processo dal gip
SANT’ANTONIO DI GALLURA. Anna Piccinnu, 55 anni, già dirigente del servizio finanziario del Comune di Sant’Antonio di Gallura sarà processata con rito abbreviato per il reato di peculato. Lo ha...
SANT’ANTONIO DI GALLURA. Anna Piccinnu, 55 anni, già dirigente del servizio finanziario del Comune di Sant’Antonio di Gallura sarà processata con rito abbreviato per il reato di peculato. Lo ha deciso ieri il gip del tribunale di Tempio Alessandro Di Giacomo che ha accolto l’istanza dei difensori della donna, gli avvocati Jacopo e Angelo Merlini, che assistono la ex funzionaria sin da quando venne alla luce la clamorosa inchiesta che portò la donna agli arresti domiciliari, dove ancora si trova. Il comune di Sant’Antonio di Gallura si è costituito, ieri mattina, parte civile contro la donna con l’avvocato Fabio Varone. La funzionaria, che è stata sospesa dal servizio, stando alle indagini portate avanti dai carabinieri della stazione di Calangianus e coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Tempio Ginevra Grilletti avrebbe, per diversi anni, modificato le sue buste paga pare aggiungendo qualche manciata di euro ogni mese, oltre ad aver falsificato svariati mandati di pagamento che avrebbe poi incassato presso lo sportello bancario che gestisce la tesoreria comunale. Alla donna è stato contestato un danno erariale di oltre 36 mila euro, somme che avrebbe indebitamente percepito nel corso degli anni grazie alla sua posizione apicale e al suo ruolo all’interno degli uffici amministrativi del piccolo comune gallurese. Nel luglio scorso la donna venne sottoposta a provvedimento cautelare dopo che l’indagine avviata sul suo conto aveva avuto diverse impennate. I militari, prima dell’arresto, avevano infatti provveduto, nel corso di una operazione rimasta avvolta nel riserbo più assoluto, ad effettuare perquisizioni nei domicilio della donna e negli uffici del palazzo comunale, mettendo sotto sequestro documenti ritenuti importati ai fini delle indagini. Non è stato chiarito come la funzionaria abbia, per gli anni che vanno dal 2012 al 2016, potuto eludere i controlli incrociati ai quali tutti i bilanci degli enti locali vengono sottoposti da parte del collegio sindacale. Stando alle indagini, che andavano avanti da diversi mesi dopo una segnalazione da parte degli economi del Comune, la donna si sarebbe appropriata di una somma di poco superiore ai 36 mila euro, danaro che sarebbe riuscita ad incassare, poco alla volta avendo accesso attraverso la falsificazione di buste paga e mandati di pagamento, alle casse del piccolo comune. (re.te.)
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