Ragnedda saluta la città: «Non mi ricandiderò»
Arzachena, il sindaco conferma le dimissioni e chiarisce meglio la sua decisione Continuerà a fare politica ma non da protagonista. A gennaio il commissario
ARZACHENA. Si congeda ufficialmente dalla squadra di governo e dagli arzachenesi nell’ultimo Consiglio. Il sindaco Alberto Ragnedda sceglie l’aula di piazza Segni per ribadire i motivi delle sue dimissioni anticipate. Ma corregge il tiro. «Non sto andando via perché non ho più i numeri in maggioranza – puntualizza dallo scranno più alto – ma perché si è rotto il punto di equilibrio indispensabile per guidare il Palazzo comunale e dare le giuste risposte ai cittadini attraverso le azioni che erano state programmate». Fuori dall’aula sottolinea che non si ricandiderà alle prossime elezioni di primavera, ma che darà comunque un contributo alla vita politica del paese. «Assolutamente no, non mi ricandido – dichiara –. Il mio impegno sarò diverso, appoggerò le forze migliori e svincolate da interessi personali, mi auguro che possano mettersi insieme per garantire un futuro ad Arzachena, che va gestita al pari di una grande città, perché è il Comune della Costa Smeralda, con tutti i suoi lati positivi e negativi».
Il capogruppo di minoranza Fabio Fresi durante il dibattito in Consiglio aveva chiesto spiegazioni sulle dimissioni anticipate del primo cittadino. «Sintetizzando – aveva detto il capogruppo del Pd rivolgendosi a Ragnedda –, in base alle dichiarazioni rilasciate anche a mezzo stampa il motivo del passo indietro a sei mesi dalle elezioni è legato all'assottigliamento della squadra di governo e del numero dei consiglieri di maggioranza. Eppure oggi in aula, manca solo un delegato di maggioranza, i numeri ci sono. Qual è il vero motivo?»
Ragnedda risponde che le prime avvisaglie di malcontento di alcuni consiglieri e assessori di maggioranza non risalgono a due anni fa, cioè a quando diede vita a una serie di rimpasti in giunta. «Ho preso atto che non potevo portare avanti la macchina amministrativa da solo – spiega in aula –. Amministrare la cosa pubblica è un impegno a tempo pieno, io insieme ad altri questo impegno lo abbiamo portato avanti, altri no».
Fuori dall’aula il sindaco aggiunge che i dissapori interni c’erano da mesi. «Da prima dell’estate – racconta –. Avevo fatto un ulteriore richiamo a chi si era seduto sulla panchina a bordo campo, invece di restare nel rettangolo di gioco per disputare il secondo tempo, cioè gli ultimi mesi di mandato. Al terzo richiamo a una condivisione di spirito unitario e di lavoro, vista la situazione di stasi, ho preso atto che non c'erano più le condizioni politiche per andare avanti. Ribadisco, come ho già fatto, che le mie dimissioni sono solo un gesto di responsabilità. Ora bisogna puntare alla pace sociale e alla solidarietà tra gli arzachenesi. Continuare il mandato in quelle condizioni avrebbe soltanto creato ulteriori battaglie politiche. Spero che arrivi subito il commissario e che cessino i continui scontri verbali degli ultimi mesi».
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