Uomo e natura visti dal cinema
Tre appuntamenti con una rassegna sperimentale, le proiezioni da venerdì
TEMPIO. Una rassegna di cinema sperimentale nei locali dell’Officina dei Ragazzi. È una delle proposte culturali più alternative di questo inizio d’anno nuovo. S’intitola “Nature Concrète” e ha come leitmotiv l’uomo nelle relazioni che lo legano all’ambiente e alla tecnologia, poli di cui lo stesso uomo è l’ideale anello di congiunzione. La rassegna inizierà venerdì prossimo e terminerà il 21. Il programma prevede tre date e un gran numero di opere da visionare, molto delle quali sono dei cortometraggi.
«L'intento – dichiarano gli organizzatori – è far convergere punti di vista provenienti da diverse esperienze e sensibilità su un unico argomento di grande attualità. La manifestazione, non strutturata come un concorso, intende promuovere il cinema sperimentale, in quanto elemento di innovazione dell'audiovisivo, e stimolare lo scambio di idee e riflessioni su un tema di grande ampiezza e complessità che tutti quotidianamente sperimentiamo».
Il primo giorno della rassegna (13 gennaio, presentazione di Mario Pischedda) sarà proiettato “Bioethic Vision”, opera del 2015 in cui Tore Manca ripercorre il percorso rigenerativo di una natura che vive incessantemente delle sue inesauribili trasformazioni. È chiaro anche l’intento didascalico dell’artista che non a caso richiama il grande imperativo morale di Hans Jonas, secondo il quale l’uomo deve agire in modo che le conseguenze delle sue azioni siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra. Sabato 14 gennaio “Nature Concrète” proporrà opere di V-Art realizzate da Bruno Petretto, Marco Boscani, Annalisa Pisoni Cimelli, Pino Squintu, Riccardo Muroni e Valeria Secchi. Il 21 gennaio la rassegna chiuderà con “Lia, Music non stop”, il docu-film girato da Manca nel 2014 in cui si racconta la storia di Lia Origoni, cantante maddalenina di 94 anni molto nota e apprezzata nella prima metà del secolo scorso. Il video, che sarà presentato da Marco Garrucciu, mette a fuoco la tenacia dell’artista che sta compiendo un’opera di salvataggio del proprio passato artistico, convertendo in formato digitale le bobine magnetiche delle sue numerose registrazioni conservate negli archivi Rai. (g.pu.)
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