Il paradosso Maccheronis bloccati 12 milioni di euro
Torpè. Si fa la conta dei danni del maltempo, la diga e gli argini hanno retto bene La Regione ha stanziato il finanziamento, ma manca il progetto per i lavori
Può iniziare la conta dei danni dopo i violenti temporali e l’ondata di piena che ha costretto il sindaco di Torpè ad evacuare per precauzione numerose abitazioni sulla sponda sinistra del fiume. Due le case fatte sgomberare anche a Posada dove oltre alle piogge, è stato il vento a fare i maggiori danni. Le maggiori preoccupazioni in questi giorni erano date dall’argine sinistro del fiume con la Regione che ha già stanziato 12 milioni di euro per il suo ripristino e innalzamento ma con i lavori che non possono essere avviati perché manca il progetto. Calcoli che dovranno essere fatti entro quest’anno ha spiegato l’altro ieri il presidente del Consorzio di bonifica Ambrogio Guiso con la speranza di mandare in appalto i lavori nel 2018. Hanno tenuto bene comunque gli argini monitorati costantemente dalla protezione civile dei due comuni.
«Abbiamo gestito correttamente la diga di Maccheronis – ha scritto nel suo blog l’assessore ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda –. Aver tenuto la diga ai livelli previsti dal piano di laminazione nei mesi invernali sotto i dieci milioni di metri cubi, ha consentito di laminare la piena di un bacino che, lo dicono tutti gli studiosi, è troppo grande». Lodi dell’assessore per i piani di sicurezza dei due comuni a valle: «Ha funzionato correttamente fino ad oggi il piano di protezione civile di Torpé e Posada. Si sta imparando che sgombrare le famiglie per qualche giorno sul versante idraulico sinistro del fiume è necessario ed economico. Mentre L’Enas ha lavorato in modo silenzioso ma molto efficiente». Il rimpianto dopo gli ultimi sei mesi di siccità e le note restrizioni idriche, è ora per la grande quantità d’acqua che si riversa in mare e che poteva essere trattenuta se si fosse dato continuità all’idea di realizzare un nuovo invaso a Giunturas in agro di Lodè. Nel 2004, l’assessorato ai lavori pubblici regionali aveva stimato in circa 100milioni di euro il costo della realizzazione di una nuova diga che avrebbe potuto invasare 60milioni di metri cubi d’acqua e risolvere definitivamente la sete della baronia e della bassa Gallura. Lodè. Il nuovo invaso sul rio Posada, doveva essere realizzato nella zona di Giunturas in agro di Lodè e precisamente nel sito di Abbalughente. A presentare il progetto di massima, era stato l’allora assessore ai Lavori pubblici Silvestro Ladu. La zona secondo i primi studi aveva caratteristiche ottimali per realizzare uno sbarramento artificiale, una stretta gola con pareti in granito e una quota rispetto a quella del Maccheronis di + 80 metri, peculiarità che avrebbe consentito di distribuire a caduta l’acqua dell’invaso senza alcun costo energetico.
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