Ospedale in emergenza mancano farmaci e aghi
Dopo la protesta della giovane diabetica, esplodono altri gravi problemi Al Paolo Dettori è un’impresa trovare anche garze, guanti sterili e cerotti
TEMPIO. Non solo carenza di microinfusori di insulina e cannule sottocute, come denunciato qualche giorno fa da una 28 enne diabetica di Calangianus. Al Paolo Dettori di Tempio, nella farmacia di presidio, (spogliata, qualche anno fa, della sua autonomia e assoggettata alla farmacia del presidio di Olbia), mancano anche i farmaci, i cortisonici, i gastroprotettori, diversi antibiotici.
Al punto tale che da mesi, alcuni medicinali non vengono neanche più prescritti dai medici che sanno già in anticipo di trovarsi di fronte a un netto rifiuto o a ritardi inaccettabili e colposi da parte della Assl di Olbia.
Merce rara. Ma non basta. Al Paolo Dettori sono diventati merce rara e ricercata, ad esempio, anche gli aghi, gli aghi cannula, le compresse di garze, i guanti sterili, i cerotti, le bende orlate e materiale per medicazioni che arrivano quando possono. «Qualche giorno fa - dice un addetto ai lavori, che per motivi disciplinari non vuole si dica il suo nome e cognome -, un collega ha dovuto fare i salti mortali per reperire delle bende orlate da applicare su una ustione grave. Grave a tal punto, che per il paziente si è reso poi necessario il trasferimento a Sassari».
Carenza medicinali. La cosa più irrazionale, fa notare l’interlocutore, resta comunque la carenza di medicinali. Le nostre richieste alla farmacia di Olbia vengono disattese sistematicamente, non per colpa degli addetti, con i quali peraltro discutiamo e ci lamentiamo spesso, ma a causa di regole assurde imposte evidentemente al momento in cui la farmacia del Dettori venne accorpata al presidio di Olbia. Il caso della ragazza diabetica calangianese alla quale da oltre un anno e mezzo, nonostante le precise prescrizioni del diabetologo, vengono caparbiamente rifiutati i giusti presidi che le consentirebbero di vivere una vita quasi normale - dice ancora “l’addetto” -, è solo la punta dell’iceberg di una situazione che prima o poi potrebbe, Dio non voglia, rivelarsi fatale per il paziente ma anche per i responsabili di tali scelte».
La questua. «Al mattino - racconta un altro operatore (che si trova ai piani superiori con un camice bianco enorme indossato su un cappotto per il gelo polare del reparto, privato a dicembre delle controfinestre), per qualche ora si assiste spesso ad una sorta di questua delle medicine fra reparto e reparto alla ricerca di un farmaco o di un presidio sanitario, richiesto ma non ancora arrivato da Olbia. Una sorta di scambio delle figurine - dice ironicamente l’interpellato -, sul quale ci sarebbe da ridere se non ci fossero in ballo, tutti i giorni e a tutte le ore, la salute e la vita di persone malate».
Riforma da rivedere. Le lamentele di medici e paramedici sono unanimi. «Sarà bene precisare - aggiunge un altro operatore -, che la nostra situazione non è unica ma è comune anche a diversi altri ospedali sardi con i cui operatori quotidianamente ci confrontiamo. Questo a significare che la tanto decantata riforma e lo sbandierato risparmio che la Regione vuole propinarci, forse, non sono così giusti come vuole farci credere».
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