La Nuova Sardegna

Olbia

“Tesori” in casa: imprenditore nei guai

di Tiziana Simula
“Tesori” in casa: imprenditore nei guai

Le fiamme gialle hanno denunciato Alessandro Lupacciolu e sequestrato anfore, vasi e ampolle di epoca etrusca e romana

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OLBIA. Anfore, vasi, ampolle e piatti di epoca etrusca e romana erano esposti in bella mostra in casa. A scoprire il tesoretto archeologico sono stati i militari della Guardia di finanza del gruppo di Olbia che nell’abitazione c’erano andati per una perquisizione antidroga nell’ambito di un’altra indagine, avviata in precedenza. In quell’occasione, le fiamme gialle si erano accorte della numerosa presenza di reperti archeologici.

Imprenditore denunciato. Ieri, il sequestro di tutto il materiale e la denuncia di un noto imprenditore edile di Olbia, Alessandro Lupacciolu, 70 anni, per violazione al Codice dei beni culturali e per ricettazione: l’uomo era sprovvisto di documenti attestanti la lecita detenzione dei reperti, mai denunciata alla Soprintendenza. Nei prossimi giorni, gli oggetti storici –, attualmente custoditi nella caserma della guardia di finanza di Cala Saccaia –, saranno analizzati dalla Soprintendenza che eseguirà la perizia e ne quantificherà anche il valore.

Le indagini. L’attività investigativa che ha portato i militari ad effettuare una perquisizione nell’abitazione dell’uomo, in via Vittorio Veneto – coordinata dal sostituto procuratore Angelo Beccu –, è stata avviata in seguito ad una precedente indagine legata al traffico di sostanze stupefacenti che vede coinvolto il figlio dell’imprenditore, Marco Lupacciolu, attualmente in carcere a Bancali (il giovane era stato arrestato insieme a Cristina Buioni, ora ai domiciliari). Nel corso di una perquisizione domiciliare antidroga, le fiamme gialle avevano notato una grande quantità di reperti esposti nell’abitazione. Da lì, l’avvio dell’attività investigativa che ha portato al sequestro del prezioso materiale archeologico. Ben 77 i reperti risalenti alle epoche etrusca e romana in ottimo stato di conservazione, portati via dai militari, al comando del maggiore Marco Salvagno, con il coordinamento della procura della Repubblica e la collaborazione della Soprintendenza dei Beni Archeologici.

Alabastron. Ad attirare l’attenzione dei militari una grande anfora vinaria e un prezioso alabastron etrusco, un tipo di vaso utilizzato nel mondo antico per la conservazione di olio, profumi o oli da massaggio. Tra i reperti anche un olpe a figure nere, tipica brocca con corpo allungato e imboccatura rotonda, diffusa nella ceramica corinzia e attica, diverse anfore, coppe, lucerne e piatti di ceramica, numerosi reperti vitrei, chiodi, frammenti metallici e perfino una cuspide di freccia di epoca neolitica.

La difesa. L’imprenditore edile, molto conosciuto in città, ha spiegato ai finanzieri che quei pezzi antichi appartenevano alla sua famiglia da tempi lontani. Ma questo non è bastato a scongiurare la denuncia dell’uomo alla Procura della Repubblica di Tempio, provvedimento inevitabile non avendo l’autorizzazione che gli consentisse di tenerli. Così, Lupacciolu– difeso dall’avvocato Angelo Merlini – è stato denunciato per violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio e per ricettazione.

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